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LA LIBERTA' E IL NOSTRO DESTINO COMUNE

Al Teatro Donizetti di Bergamo, prima serata della Rassegna "Dialoghi dello spirito" nell’ambito del ciclo di incontri "Molte Fedi sotto lo stesso cielo", organizzato dalle Acli. Discorso di Lech Walesa, storico leader di Solidarnosc, giŕ Premio Nobel e presidente polacco

Data: 2010-10-03

Lech Walesa, Bergamo, 21 settembre 2010,

Signore e signori, cari tutti, devo dire che in questa terra italiana io vengo spesso e volentieri sorpreso. Non avrei mai pensato che un pubblico così numeroso potesse accorrere all'incontro con un politico e proprio a quest'ora, io vi devo confessare: non verrei se fossi in voi. Due volte mi sono recato a un incontro pubblico a quest'ora per incontrare un politico e sono stato per due volte molto deluso; i politici erano noiosi e raccontavano cose poco significative. Certamente mi riferisco ai vecchi politici comunisti. Non avrei mai pensato che anch'io sarei divenuto un politico e che avrei dovuto preoccuparmi di volesse ascoltarmi. Ho bene a mente quei lontani incontri e cercherò di non essere noioso come sono stati loro.

Vorrei dirvi molte cose carissimi signori, vorrei dare il massimo, ma anche da voi mi aspetterei il massimo. A noi tutti è capitato di vivere nel momento del trapasso di due epoche, nessun'altra generazione ha avuto la fortuna che è stata la nostra. Noi in modo pacifico abbiamo mandato a casa un sistema altamente nocivo e facendo ciò abbiamo chiuso l'epoca delle divisioni, dei blocchi, delle frontiere, aprendo nello stesso tempo l'epoca dell'intelletto, dell'informatica, della conoscenza. Abbiamo tutti l'opportunità di costruire la pace, la prosperità, il progresso e io sono di nuovo convinto che noi, proprio noi, riusciremo in questo intento. Ma perché ciò avvenga, perché il verbo diventi corpo ci vuole molto dialogo, bisogna parlare tanto fra di noi perché i concetti che abbiamo appena formulato con l'Unione Europea, ad esempio la globalizzazione, per ora sono concetti abbastanza vuoti. Né cattivi né buoni, tutto dipende da come riempiamo questi concetti.

Io, in quanto pragmatico, in quanto rivoluzionario, potrei comunicare a voi la mia esperienza e le mie osservazioni a tale riguardo. I più grandi lo ricordano, i giovani cerco di informarli.

Nella Polonia degli anni '80 io ero un uomo in lotta, e voi qui solidali con me. Nella mia nazione ero sorvegliato da duecentomila soldati di stanza all'interno delle nostre frontiere e intorno alle frontiere della Polonia era di stanza un altro milione di soldati sovietici, per non parlare degli arsenali pieni di missili e di qualsiasi genere di armi comprese le armi nucleari alle frontiere del mio Paese.

Tutti coloro che erano al corrente di questo stato di cose consideravano impossibile qualsiasi cambiamento di un sistema del genere, ma alcuni, e tra questi io, hanno ritenuto diversamente. Per evitare gli orrori, per cercare di essere molto guardinghi, noi abbiamo rivolto delle domande ai grandi di questo mondo. Abbiamo rivolto un semplice quesito ai grandi presidenti, ai re, ai regnanti : il cambiamento secondo voi è possibile?

E' meglio ripetere forse per la millesima volta che nessuno di questi grandi politici da noi interpellati ci ha dato una pur minima speranza per il cambiamento di questo sistema. Provavano compassione e volevano sì aiutarci, ma restavano fermamente convinti che solo la guerra nucleare avrebbe potuto cambiare il corso delle cose. Ma noi eravamo molto insistenti e ripetevamo la nostra domanda e tutti questi nostri sogni, tutte queste nostre aspettative venivano in qualche modo registrate nei primi computer (avevamo già i computer, anche se non moderni come lo sono i PC di oggi). Le risposte arrivavano con una certa fretta ed erano sempre le stesse: non vi è nessuna possibilità di cambiare questo sistema in via pacifica.

Perché vi rammento tutto ciò? Oggi noi tutti vogliamo costruire l'unità europea e la globalizzazione con l'intento di evitare un qualsiasi errore a tale proposito; allora è il caso che ritorniamo tutti con la nostra mente a quel momento in cui tutti coloro che ci davano risposte lo facevano in maniera errata.

A quell'epoca noi contavamo i carri armati, contavamo i denari, contavamo tutto quello che avevamo, le lire dell'epoca. Ragionando in questi termini, anche oggi la risposta al nostro quesito di allora sulla possibilità di essere liberi sarebbe negativa. Eppure guardate cosa è accaduto. In quel lontano momento di sconforto, di mancanza di Fede e di carenza di fiducia accade una cosa: un polacco è stato eletto alla soglio di Pietro. Circa un anno dopo la sua elezione è venuto in visita in Polonia, lo ricordate bene? All'improvviso l'intero mondo ha girato gli occhi sulla Polonia, ha rivolto lo sguardo sulla Polonia e tutto il mondo fu sorpreso.

Cosa stava accadendo in quello Stato comunista? Cinquant'anni di Comunismo, di ateismo, eppure tutti lì sapevano pregare. I comunisti, costernati, sono entrati in panico, qualcuno ha tentato di ferire il Santo Padre (e come ricordate egli si è dimostrato immortale in quella circostanza), il panico nello schieramento comunista cresceva. Qualcuno si era ricordato che dietro il Polo Nord c'era un certo segretario del partito che dopo aver bevuto qualche bicchierino (da sobrio non avrebbe avuto il coraggio di farlo) disse: "Vista la situazione, il Comunismo andrebbe riformato altrimenti cadrà". E' stato invitato a Mosca, proclamato primo segretario e gli è stato affidato l'incarico di riformare il Comunismo. Come ricordate bene, egli (Michail Gorbacev, ndr) ha intrapreso quest'opera di riforma del Comunismo, proponendo la "perestrojka" e le "glasnost" come estremo tentativo di salvataggio.

Le persone come me erano consapevoli del fatto che il Comunismo non fosse riformabile, quindi noi assecondavamo la sua opera di riforma. "Riforma, riforma" consapevoli che sarebbe bastato che venisse tolto un elemento e l'intera struttura sarebbe caduta. E così  è accaduto, a un certo punto tutto è andato a catafascio: egli non ha salvato il Comunismo, non ha salvato l'Unione Sovietica, non ha salvato il Patto di Varsavia. Una débacle totale, nelle cose basilari egli ha fallito.

Vi parlo di questa sconfitta perché nel nostro modo di riformare l'Europa e la globalizzazione ci saranno delle battaglie perdute, però non bisogna scoraggiarsi. Come ricordate bene, quel riformatore che non era riuscito in nulla ha avuto come premio il Nobel per la Pace. E' come se noi, pur perdendo, andassimo nella direzione giusta e potessimo un giorno essere premiati.

A quei tempi non si prendevano in considerazione i valori, lo spirito e anche l'importanza di Dio. Come abbiamo tutti potuto vedere questi valori, la nostra fede e la nostra spiritualità, si sono invece dimostrati molto più forti e vincenti delle armi e delle potenze. Quando il Santo Padre è arrivato in Polonia, l'intera Nazione ha partecipato all'incontro con lui. Addirittura la polizia politica e i comunisti stessi cedevano all'emozione dell'incontro, avevano addirittura imparato il segno della croce. Magari non le parole, magari contavano facendo questo segno, eppure il segno della croce lo facevano tutti. Noi conoscevamo molti di questi che facevano il segno della croce e li osservavamo molto stupiti. A quel punto abbiamo dubitato della forza del Comunismo e abbiamo concluso: no, tutti costoro sono simili ai ravanelli, rossi solo in superficie. Il Santo Padre non intendeva distruggere il Comunismo, ma senza di lui (e senza altri) esso non sarebbe caduto.

Vi ricordate la filosofia dei comunisti? Impedire l'unione, boicottare qualsiasi azione organizzativa, dimostrazione o sciopero, qualunque cosa. Alle nostre embrionali attività si rispondeva con una contromanifestazione. Il commento delle autorità era: quanto pochi sono loro e quanto numerosi siamo noi. Facendo ciò si insinuavano nelle nostre convinzioni e cercavano di fiaccarle; ci si rendeva conto dell'esiguità delle nostre forze per compiere qualsiasi cosa, si cadeva in una sorta d'inerzia e incapacità organizzativa.

Il Santo Padre ci ha organizzati, chiaramente ci ha organizzati alla preghiera dicendo: "Non abbiate paura, cambiate il volto della Terra" e abbiamo visto che eravamo in tanti e questo richiamo alla preghiera in qualche modo è stato ripreso dai nostri dissidenti e indirizzato verso una giusta lotta. Senza questo richiamo alla preghiera non sarebbe stata mai possibile la nostra organizzazione. Ebbene il Santo Padre ci ha dato il Verbo e noi siamo stati capaci di tramutarlo in carne.

La stessa situazione si è verificata a Cuba; anche lì, più tardi, è arrivato il Verbo del Santo Padre, ma è mancato qualcuno capace di rilevare questo dono e portare avanti la lotta. Per questa ragione da quelle parti il Comunismo persiste.

Cari signori, perché parlo di questa nostra battaglia? Ve lo rammento: grazie a essa abbiamo chiuso l'epoca precedente. Sembra che ricostruire, dopo tutto quello che abbiamo raggiunto, sia stata una cosa facile. Mi piacerebbe rimanere l'ultimo rivoluzionario, così  avrei molti monumenti in mio onore. Però la questione è un'altra: bisogna trovare le risposte ad alcuni quesiti e se tutti insieme le troveremo allora la possibilità che io rimanga l'ultimo rivoluzionario sarà molto plausibile.

Il primo quesito al quale non trovo tuttora la risposta riguarda quale fondamento, quale base scegliere per costruire l'Europa Comune? Ci vuole un fondamento condiviso da tutti. Quale fondamento dovrebbe essere posto per costruire la globalizzazione? Quando pongo questo quesito in altri consessi, una metà dei partecipanti mi risponde: "Cerchiamo di non arretrare troppo." Perché non basare tutta la nostra vita sulle libertà? Tutti ugualmente liberi, tutti liberi di associarsi, di organizzarsi? Il mercato libero, i diritti. Una concezione della realtà nella quale tutto quello che riguarda Dio,  la spiritualità e i valori dovrebbe essere legato alla storia privata.

Una buona parte del mondo la pensa proprio così ed è favorevole a questa concezione del mondo, mentre l'altra metà risponde: "Facendo così non riusciremo a costruire nulla di stabile". Prima o poi, distruggeremo la nostra opera. Bisogna cercare di costruire l'Europa unita e la sua organizzazione edificando sui valori, ma il problema consiste nel fatto che ogni Nazione, ogni Stato, ha dei valori divergenti dagli altri. Allora tutti quanti dovremo fare in modo di stabilire una "tavola comune" di valori che in qualche modo oscilli tra le religioni, tra il credo religioso e tra altri aspetti salienti. Costruendo questa "tavola" si dovrebbe pensare che essa potrebbe diventare il fondamento comune per l'opera che vorremmo costruire.

La prima concezione è stata già verificata nel Comunismo. Probabilmente ricorderete che verso la fine del Comunismo molte persone che vivevano in quella parte del mondo si sentivano soffocare, incapaci di accettare un simile sistema, ma non si poteva andare fuori. Coloro che erano più coraggiosi prendevano d'assalto gli aerei e andavano in Occidente. Era una sorta di malattia questa fuga verso l'Occidente e i comunisti cercavano di reprimere questo stato di cose, applicando la loro legge. In questi aerei si nascondevano spie travestite da turisti che dovevano smascherare tutti coloro che molto probabilmente sarebbero fuggiti definitivamente all'estero. Tuttavia, anche coloro che dovevano vigilare, spinti da un anelito di libertà, fuggivano all'estero. I comunisti cercando di gestire la situazione adottavano controlli ulteriori. Perciò si determinava una situazione paradossale: i controlli dei controlli dei controlli. In questo modo, gli aerei si riempivano di gruppi che si sorvegliavano reciprocamente gli uni con gli altri, per poi rimanere all'estero.

Perché lo racconto? Perché un atteggiamento assurdo può condurre a situazioni prive di significato. Basterebbe educare le coscienze, perché la nostra coscienza è un elemento di controllo meno costoso e più efficace di qualsiasi forma di coercizione. Certamente questo non si può fare in un solo giorno e allora aiutatemi a trovare le risposte al primo quesito: Su che cosa intendiamo fondare l'Unione Europea?

Mi manca la risposta anche al secondo quesito: Quale sistema economico sarà più adeguato all'Europa unita e alla globalizzazione? Da rivoluzionario potrei dire che l'attuale sistema non supererà la prova di questo secolo. Certamente il sistema del libero mercato dovrebbe persistere, ma comunque andrebbero apportate delle correzioni. Siccome a livello globale e di massa abbiamo in qualche modo sovvertito il significato di Dio e visto che non temiamo più i nostri vicini perché non c'è più la belligeranza tra di noi, come si comporterà il proletariato dal quale io sono originario? Il proletariato proverà a chiedere la giustizia in questo mondo. Chiederà giustizia attraverso i suoi rappresentanti, i suoi deputati, i suoi senatori, pretendendo che ogni cittadino sveli il suo stato di proprietà. Nell'arco dei prossimi anni questo diventerà un fatto e coloro che tenteranno di eludere tali richieste in qualche modo rischieranno la confisca dei propri averi. Facendo così si dimostrerà che alcuni posseggono molto e altri troppo poco. Sorgeranno commissioni che cercheranno di verificare questo stato di cose.

Si proverà a dimostrare che i propri averi hanno una lunga storia, che sono stati ereditati dagli avi. Tutto ciò potrebbe innescare una ricerca per approfondire da dove provenivano questi avi, se erano dalla parte giusta o meno e molte volte si dimostrerà che non erano dalla parte giusta, che forse si sono arricchiti in maniera non limpidissima. Questo piacerà alle masse? Cosa succederà? Si soffocherà la libera iniziativa, l'imprenditorialità? Potrebbero sorgere dei veri problemi. Siccome tale stato di cose è prevedibile possiamo per tempo trovare delle soluzioni giuste.

Il terzo quesito rispetto al quale mi manca la risposta riguarda la nostra democrazia e i diritti che essa garantisce a tutti. Vi ricordate le difficoltà sorte con l'introduzione del Trattato Europeo? Non siamo riusciti a proporlo e a diffonderlo e uno dei nodi più difficili da sciogliere ha riguardato la quantità dei voti assegnati a ciascun Stato membro. Finora non si è chiarito a fondo questo aspetto, non sappiamo bene come andrebbero correttamente distribuiti i voti.

Nessuno nel frattempo ha considerato che la futura organizzazione europea avrà a che fare con colossi come la Cina oppure l'India e se non stabiliremo un metodo equo, se non riusciremo per tempo a decidere come dobbiamo distribuire certe competenze, non potremo mai competere con i cinesi. L'intera Europa sarà impotente contro la Cina, perderemo su tutta la linea. Paradossalmente, si potrà assistere un giorno al tentativo cinese di aggregare l'Europa a sé, e noi in questo caso perderemo. Così, democraticamente, diventeremo una parte del sistema cinese. Per evitare ciò, qualcosa va risolto un po' prima. Oppure dobbiamo cercare di risolvere le cose in maniera naturale cercando di fare tantissimi bambini e facendo così avremo una chanche di vincere qualche referendum.

Oltre a questi argomenti ce ne sono molti altri e io avrei bisogno del vostro aiuto per trovare delle risposte. Noi comunque siamo una generazione eccezionale, abbiamo molte opportunità ma dobbiamo mettere in ordine le cose, dobbiamo adeguare le nostre strutture e i nostri programmi. Dobbiamo riconoscere che tutti i cittadini europei sono importanti nella stessa maniera e che tutti sono necessari. Tutto sta a trovare un posto giusto per ciascuno, in modo che ciascuno possa dare il proprio contributo nel modo migliore. Dio non ci ha beneficiato alla stessa maniera; voi (italiani, ndt) avete ricevuto da Dio tante e tante belle cose, mentre il nostro Paese ha ricevuto molto meno. Ma a colui che ha ricevuto di più verrà chiesto di più. Così ci consoliamo in Polonia.

Oggi in Polonia abbiamo due compiti da assolvere: primo, livellare le differenze dovute alle frontiere, non alla perfezione ma cercare di ridurre le differenze, chiaramente in vari ambiti ma non in tutti; il secondo compito da affrontare è tenere conto che Dio non ha dato a tutti nello stesso modo quindi, ricorrendo alle nuove tecnologie, cercare di sopperire a tali carenze.

Nello stesso tempo vi chiedo di notare che nell'ambito della nostra generazione noi non abbiamo scelta. Abbiamo portato le tecnologie a un tale livello che la concezione Stato o Nazione ci stanno ormai strette. Ricordate l'Europa, quanti Stati e staterelli? Alcuni piccoli e molto ricchi, altri molti gelosi delle proprie prerogative nazionali e della propria sovranità, spesso insindacabile. Tuttavia, nell'arco della nostra generazione dobbiamo porci una domanda: Quali vogliamo che siano le priorità a livello globale? Per esempio, l'informazione oppure l'ecologia. Se non riusciremo a imporci tutti quanti un vero controllo sull'equilibrio ecologico a livello globale, non supereremo questo secolo.

Un'altra domanda da porci è cosa dobbiamo fare a livello continentale. Ma non andiamo troppo oltre con questi discorsi alti. Cerchiamo di risolvere le questioni necessarie, necessarie per la sicurezza, per il progresso, per il nostro benessere.

Questo è quanto vi ho voluto dire a titolo di provocazione e riflessione. Non so se sono riuscito in questo mio intento.
Adesso vorrei invitarvi a un dibattito, commentando reciprocamente il nostro modo di pensare. Mi è stato detto che alcuni porranno delle domande fuori da qualsiasi censura. Abbiamo ancora alcuni minuti, ma se non volete pormi delle domande, se volete che continui il mio monologo, lo posso fare ma temo che alla lunga diventi noioso. Se devo continuare il mio monologo pongo due condizioni: nessuno può lasciare questa sala perché detesto parlare ai banchi vuoti e se qualcuno intende dormire e russare allora si sposti almeno un po' più in là e se la goda. Tutto il resto è concesso, sono disposto a rispondere anche a domande molto difficili.
Solo insieme si potrà trovare la soluzione a queste questioni così complesse e poi, ricco del vostro contributo, andrò a parlare altrove, utilizzando la conoscenza acquisita anche grazie a voi. In conclusione, il dibattito conviene a tutti .

Domanda dal pubblico:
Vorrei capire come l'esperienza di Solidarnosc ha segnato la sua vita in modo indelebile ieri e anche oggi.

Risposta:
Come avete potuto notare tra ieri e oggi c'è una grande differenza. Quando combattevo in seno a Solidarnosc pesavo 67 kg, nell'arco di trent'anni ho aggiunto altri 30 kg, ogni anno un chilo in più, ma mi sono fermato. Come vedete, abbiamo portato la nostra battaglia a tal punto che oggi è possibile un'Europa unita. Come potete constatare voi stessi, non sorge più la domanda se “unire” ma “come unire”.
Per quanto riguarda la mia battaglia di allora in Solidarnosc, è possibile distinguere tre fasi. La prima è stata la costruzione di una sorta di grande monopolio; agli operai e ai contadini si sono aggiunte tutte le professioni, tutte le categorie sociali. In più abbiamo avuto anche la solidarietà dall'estero di tanti amici; così facendo abbiamo avuto la possibilità di operare il cambiamento del sistema. In questa fase il Santo Padre ci ha aiutato, quindi abbiamo vinto spezzando il sistema. Però la conseguenza di questo grande monopolio non poteva protrarsi nel tempo, perché facendo così noi avremmo corso il rischio replicare ciò che fecero Lenin, Stalin, Kim-Il-Sung e Castro. Le loro rivoluzioni comunque sono fallite perché hanno dato vita semplicemente a monopoli del potere.
Ma Solidarnosc, consapevole che il Comunismo stava cedendo, rifuggiva dal proprio monopolio. Abbiamo diviso la Solidarnosc , integrandola con la democrazia e il pluralismo, con un sistema economico diverso. Più grande era l'azienda e più forte dentro era l'organizzazione Solidarnosc, noi dovevamo smantellare le vecchie strutture industriali obsolete perché queste vecchie strutture producevano per l'Unione Sovietica. Nel cantiere navale dove lavoravo e da dove è iniziato il nostro movimento, il lavoro prodotto era destinato per il 98% ai mercati sovietici e solo un 5% andava agli altri mercati. L'intera economia polacca funzionava andando in questa direzione e questo per ogni mercato sovietico, quindi il piacere di smantellare l'Unione Sovietica ci è costato la perdita del 70% della nostra economia. Molte industrie sono state smantellate e ciò non sarebbe mai stato possibile se Solidarnosc non si fosse evoluta. Solidarnosc era un grande monopolio di dieci milioni di persone. In qualche modo il proletariato si dovette schierare dalla parte del Capitalismo: non perché ci piacesse particolarmente; ma, dato che il Comunismo era stato smantellato e non vi era una terza via, necessariamente ci siamo divisi per poter affrontare il processo delle riforme.
Dopo questa seconda fase delle divisioni, abbiamo affrontato la terza, quella più recente, e ci stiamo riunendo ex novo non per costruire un nuovo monopolio ma per difendere vari interessi. Con i politici si stanno costituendo i partiti, i capitalisti organizzano le loro associazioni che li difendono e i sindacati si dovranno muovere in questa nuova realtà. Direi che, dopo la conclusione della prima fase  sopra descritta, le bandiere della Solidarnosc andavano arrotolate, riposte con riguardo, in modo che il giorno in cui fosse stato necessario potessero servirci di nuovo per convocare tutti i cantieri.
Ora Solidarnosc sarebbe necessaria in ogni Stato, in ogni realtà, in Europa e anche a livello globale. Ma un'altra Solidarnosc, diversa dalla nostra. Occorrerebbe una Solidarnosc intesa in un modo nuovo, in grado comunque di fornire aiuto a chiunque lo richiedesse. Ovunque vi sono delle contraddizioni da risolvere e per fare ciò un modello che si richiamasse a Solidarnosc potrebbe avere un senso.

Domanda dal pubblico:
Vorrei chiederle qual è stata l'origine della sua mossa, perché il potere non riusciva a fermarla e se non si è mai sentito solo nella sua lotta per la verità.

Risposta:
Cari signori come sapete bene alla fine della seconda guerra mondiale la Polonia si era trovata nell'orbita sovietica. Non ci siamo mai rassegnati a questo stato di cose, chi conosce i polacchi sa bene che è un popolo orgoglioso e democratico. Si dice che  dove ci sono due polacchi come minimo vi sono tre partiti politici e a noi è stato imposto un partito solo. Anche Stalin riconosceva che “il Comunismo aderisce ai polacchi come una sella di cavallo aderisce a un maiale” e quindi figuratevi come mal sopportassimo quel giogo. Noi negli anni '40 e '50 cercammo di liberarci da questo fardello ma abbiamo fallito; negli anni '60 e '70 tentammo le prime dimostrazioni e i primi scioperi si manifestarono nelle strade; nel '68 i giovani studenti hanno protestato nelle piazze e negli anni '70 (fino al '76) si sono attivati gli operai. Tutto questo è fallito per mano dei comunisti.
In base agli errori commessi abbiamo raggiunto questa idea di Solidarnosc, tutti insieme, nonostante l'ostruzionismo dei comunisti. Abbiamo pregato, abbiamo ottenuto il Santo Padre polacco, lui ci ha aiutato a unirci cercando di fare in modo che il Terzo Millennio si aprisse purificato. Quindi nella mia azione c'è stata la mano di Dio.
Molte cose le abbiamo fatte in maniera incredibile. Nulla di quello che uno potrebbe pensare comunemente, ma solo una profonda fede, solo lo spirito, solo la convinzione delle proprie idee.
E' per questa ragione che noi viviamo questo terzo millennio senza i fardelli del passato, ed è un dono che dobbiamo gestire nel modo migliore. Eppure noi dimentichiamo in fretta, dimentichiamo come si sono svolte le nostre vittorie ed è questo il dramma dell'umanità: scordare che, quando la situazione è emergenziale, l'essere umano si mobilita e diventa capace di agire. Per questo io mi dolgo tanto perché non vorrei rovinare tutto quello che abbiamo raggiunto e ricevuto.
E' ora che gli uomini di Fede e gli uomini di coscienza prendano parte al processo di costruzione, partecipino in maniera più attiva possibile. Per questo vi voglio invitare alla maggiore partecipazione possibile, mi rivolgo a voi come a persone di coscienza, di Fede, perché è bello questo modo di essere e può venir usato con saggezza; perché ciò avvenga dobbiamo lavorare tutti insieme. Dobbiamo volere e facendo ciò avremo la possibilità di creare un mondo migliore.

Domanda dal pubblico:
Si è parlato di Europa unita, di globalizzazione, di religione, di Papa Woytila. Come interpreta i conflitti legati alla religione islamica?

Risposta:
Egregi signori l'epoca delle divisioni e dei blocchi ha creato molte cose negative, ha fatto del male. Spesso e volentieri le religioni venivano usate come arma per le nostre battaglie e queste sono le conseguenze dello stato di cose a cui Lei ha accennato. Tuttavia, pensiamo all'Europa. Ricordiamo il sangue sparso qui in Europa e rallegriamoci del fatto che oggi viviamo senza frontiere che ci dividano.
Ho già detto e mi ripeterò ancora, mi piacerebbe far rivivere mio padre dicendogli: Papà, sai che in Europa non ci sono più le frontiere? Lo sai che sulla frontiera polacca o tedesca non ci sono i soldati? Non finirei questa constatazione perché morirebbe prima di crepacuore dicendo “è impossibile”. Tutto è possibile nonostante tutte queste divisioni e, quando smetteremo di usare le armi per le nostre battaglie, quando smetteremo di guerreggiare, nell'arco di venti anni le religioni prenderanno quello che loro spetta. Accresceranno le coscienze e, indipendentemente dalle confessioni o dalle religioni, ciascuno noterà che, indipendentemente da quale Fede professi, Dio lo si incontra ovunque ed è sempre lo stesso Dio. Il problema è che ci sono troppi cattivi maestri, spesso e volentieri non positivi e anche loro in qualche modo spariranno.
Abbiamo dato inizio a questa epoca, siamo proprio all'inizio, ancora ci vuole tempo, ma sull'Europa si può vedere che ciò è possibile.
Quando venticinque anni fa dissi che sarebbero sorti gli Stati Uniti dell'Europa venivo preso in giro. Quando riusciremo davvero a costruire gli Stati uniti d'Europa, proporrò di federarci con gli Stati Uniti d'America e, siccome questa è una mia idea, spero che di essere eletto presidente di quella nuova realtà.
Un'idea analoga verrà secondo me applicata anche in Asia. Sarebbe un bel modo per costruire la nostra globalizzazione. Quindi abbiamo da fare per i prossimi trent'anni.

Domanda dal pubblico:
Vorrei sapere quale forza L'ha accompagnata in questa sua straordinaria avventura.

Risposta:
Signori, io non intendevo diventare un politico. Se qualcuno mi avesse detto quarant'anni fa che io oggi avrei ricoperto questo ruolo non gli avrei dato retta, che io avrei avuto l'occasione di parlare con un pubblico così squisito non l'avrei creduto. Io non avevo le basi per diventare tutto ciò, ho avuto solo due cose: una profonda fede in Dio e una profonda convinzione in quello che stavo facendo. Nulla più. Guardate quanto si può ottenere e quante cose si possono fare anche così, in modo del tutto umano.
Io ho due titoli di professore per tutto quello che ho fatto, cento dottorati honoris causa e medaglie a non finire. Non so se ricordate il leader sovietico Breznev, lui aveva una giacca piena di medaglie, io ne ho cinquanta in più. Ho ricevuto tutte le onorificenze possibili e immaginabili. Con tutte le mie onorificenze addosso non riuscirei a fare neanche un passo e quindi non porto nulla. Tutto ciò di cui sono stato insignito l'ho depositato nel tesoro del Monastero di Jasna Gora; se passate per la Polonia, potete andare a visitarlo. Se io avessi le vostre possibilità, la vostra istruzione, i vostri soldi, avrei come minimo dieci Premio Nobel!
Credete in voi, bisogna agire, bisogna volere. Il resto è questione di tempo e io ne sono la prova vivente. Praticamente ho ottenuto dalla vita tutto quello che avrei potuto desiderare, ma, in fin dei conti, non mi sono battuto per ottenere alcunché per me. Facevo quello che era giusto fare. Vedo molti Premi Nobel tra di voi. Vedo molti capi. Credete in voi. Quanti capi di governo e di Stato ho incontrato nella mia vita domandandomi, come hanno fatto? E quante persone di valore ho visto tra di voi che hanno dato tutto.
Un'altra osservazione. Ciascuno ha ricevuto dei talenti dal destino, ricordate che bisogna rendere conto dei talenti ricevuti. Io non dovrei lavorare più in maniera così impegnativa né incontrarvi, ho guadagnato un po' con la rivoluzione, ho una moglie carina, potrei fare una vita comoda, perché lavoro? Perché nella mia Fede è contemplato anche l'inferno e se io non darò tutto, se non farò al meglio il mio dovere, finirò là.
Lo sapete che i dirigenti dell'inferno sono eletti in base alle loro caratteristiche negative? Più uno è una canaglia più ottiene il miglior posto, quindi avrei a che fare con Lenin e con Stalin. La vedrei dura, mi farebbero pagare per questa mia rivoluzione, quindi dovrei fare di tutto per non finire là. Devo fare tutto il possibile per evitare questa cosa. Quando volete incontrarmi chiamatemi, io farò il possibile per esserci, ma ricordate che anche voi non piacereste tanto a Stalin e a Lenin. Perciò cercate anche voi di evitare questo inferno.
Cari signori, per finire vorrei dire che nella nostra vita c'è un tempo del tutto particolare, un tempo in cui ogni cosa conta, ogni persona saggia conta. Cerchiamo di lavorare per il bene di tutti per i prossimi cinque-dieci anni, partecipate a dibattiti come questo, partecipate per mettere a posto la nostra Europa, per renderla solidale, umana, perbene, onesta e non dite “lavoreranno senza di me”. Una voce, che cosa conta una voce? Non è così, se la caveranno anche senza di voi, ma non come vi piacerebbe. Si potrà dire “beh, è colpa di quello, di questo e di quell'altro”, ma il giorno dopo i vostri figli o i vostri nipoti vi diranno: “Papà, nonno, a casa predicavi così bene e come hai votato? Chi hai eletto? Tu hai impedito la possibilità di un mondo migliore.”
Nessuno potrà eludere tali accuse se non faremo del nostro meglio. Dovremo rendere conto anche qui, su questa Terra. Credete che per i prossimi cinquant'anni non ci saranno delle nuove idee, nuovi argomenti su cui scrivere tesi di laurea e quant'altro? Noi saremo sottoposti alla lente d'ingrandimento, di noi parleranno. Chi ha fatto male, perché, dove ha commesso un errore, dove c'è stata una manchevolezza. Facciamo in modo che nessuno ci descriva in maniera negativa, facciamo del nostro meglio. Io continuerò a fare quello che sto facendo a favore di una saggia Europa cercando di provocare il dibattito. Finché il coperchio della bara non si chiuderà sopra di me, vi cercherò per un costruire comune. Vorrei, dopo tutto questo periodo di lotta, costruire qualcosa, lasciare qualcosa e questa opportunità ce l'ho io come l'avete voi.
Se riusciremo a trarre delle conclusioni dalle nostre passate vittorie, quando individueremo la vera forza che ci ha condotti a quelle vittorie, sono convinto che le cose andranno come dovrebbero e credo che percorrendo questa via avremo anche la benedizione di Dio, il Dio di ogni Fede.

Il programma della rassegna 







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