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MILIBAND: "IL CAMBIAMENTO CHE SERVE
ALLA GRAN BRETAGNA"

L'ex ministro degli Esteri si candida alla guida del Labour

Data: 2010-09-06

Discorso alla King Solomon Academy, Londra, 25 agosto 2010,

Tra una settimana esatta gli elettori interessati alla scelta della nuova leadership laburista riceveranno le loro schede elettorali. Tra un mese il Labour annuncerà il nome del suo nuovo leader. Le cose si fanno dunque serie. Diventano sempre più serie di giorno in giorno. Per il nostro Paese e per il nostro partito. L'economia è sottoposta a una terapia d'urto; cosi il servizio sanitario nazionale; la previdenza sociale perde i pezzi; sono i più vulnerabili nella nostra società che si preparano a pagarne il prezzo più alto. Nel frattempo, il governo cerca di appropriarsi dei nostri valori politici, parlando un linguaggio di equità, solidarietà e democrazia. E allora dobbiamo risollevarci e combattere tutto questo. Rapidamente.

A differenza del 1979, lo scorso 6 maggio la gente non ha rifiutato i nostri obiettivi e i nostri valori. Ha rifiutato noi. E l'attuale coalizione di governo vorrebbe rendere questo fatto permanente. Il Labour escluso dal potere per una generazione.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Per quei bambini che non possono frequentare nuove scuole; per quelle madri che vedono tagliare i sussidi alle loro famiglie; per quegli uomini d'affari messi sotto pressione piuttosto che sostenuti; per quei consumatori sfiduciati dalla politica dell'austerità che si trasforma in una profezia auto-avverante; e per noi, in quanto partito politico.

Le sfida per la leadership del Labour ha messo in moto una spirale virtuosa: affollate campagne elettorali, nuovi iscritti e quel senso di civiltà e cameratismo che è stato un perfetto antidoto contro le storie dell'orrore che hanno punteggiato la storia del Labour e gli psicodrammi del recente passato. Voi, membri del partito, avete salvato il Labour il 6 maggio. Da allora mi avete reso umile con la vostra resilienza e mi avete ispirato con la vostra passione. Quando, lunedì scorso a Chesterfield, Charles Smith mi ha detto di essere iscritto al partito da 74 anni, che in questo periodo ha stretto le mani di un solo leader laburista, George Lansbury, e che sta combattendo tuttora per i lavoratori, ho capito che niente potrà fiaccare lo spirito del Labour.

Tuttavia, il dibattito si è rivelato sin troppo accomodante. Non vi è stata una sufficiente comprensione delle sfide che ci troviamo davanti. Non vi è stato un sobrio riconoscimento di come stiano davvero le cose là fuori. Abbiamo speso troppo tempo a guardarci dentro e alle spalle, invece di guardare avanti alla ricerca di nuove idee e di un nuovo rapporto con la gente.

Nel mondo esterno, la politica britannica si trova a un crocevia. Potremmo orientarci verso un sistema multipartitico di coalizioni permanenti. Oppure, potremmo essere di fronte al ripetersi di un trend storico - quando i Liberali entrano in una coalizione con i Tories, il sistema bipartitico ne esce rafforzato e i Conservatori ne traggono beneficio. Se osserviamo con attenzione, ci rendiamo conto che a essere in gioco è il futuro stesso della Gran Bretagna. Stiamo fronteggiando sfide di proporzioni sconosciute ai governi che si sono susseguiti dal 1945 a oggi.

Un mondo in cambiamento

Le tradizionali risposte di sinistra e destra, lo Stato e il mercato, non hanno grande significato di fronte alle più impellenti questioni sociali emerse dalla campagna elettorale. Siamo un Paese che nelle ultime settimane si è stretto in maniera significativa e solidale, superando le barriere razziali e religiose, attorno alle vittime delle inondazioni pakistane. Ma alcune vicende di casa nostra, rispetto alle quali la solidarietà è parimenti richiesta (la solitudine degli anziani, l'auto-distruttività tra i giovani, la caparbia persistenza di comportamenti criminali), ci parlano di una perdita di coesione e di identità valoriale. Si tratta delle persone e dei loro rapporti, non di programmi di governo.

C'è la crisi economica. Abbiamo una delle economie più peculiari d'Europa: più manifatturiera della Francia, con industrie creative più grandi di quelle tedesche. Ma vi è anche una debolezza strutturale. Siamo troppo dipendenti dai servizi finanziari e dal Sud-Est. Le competenze, la capacità di sfruttare nuovi mercati e il rinnovamento delle nostre infrastrutture nazionali non sono sostenute adeguatamente dagli investimenti privati. Questo spiega perché i tassi di crescita economica si siano mantenuti al di sotto delle previsioni nell'ultima decade. E' la chiave per affrontare il problema del deficit.

Il deficit fiscale si accompagna a un deficit democratico. Mi riferisco allo scandalo dei rimborsi parlamentari, ma anche a molto altro. I problemi internazionali si presentano con una rapidità eccessiva perché le istituzioni internazionali possano risolverli. La politica è lenta quando le risposte dovrebbero essere veloci. Il nuovo governo ha messo a fuoco alcune delle questioni cruciali, ma il suo approccio economico è pericoloso; la sua Big Society dice alle persone "nuotate o affondate", la sua politica estera porta una concezione svilente delle reti globali della Gran Bretagna e la sua riforma del settore pubblico lascerà le persone senza potere davanti a quei servizi sui quali dovrebbero fare affidamento. Abbiamo bisogno di una alternativa.

La sfida per il Labour

La chiave per il nostro futuro come partito è capire che è più importante avere la fiducia della gente che la certezza di essere nel giusto. Siamo etichettati come prodighi quando ci è necessario essere frugali; siamo visti come statalisti quando nei fatti la nostra missione è dare forza e autonomia agli individui, alle comunità, al mondo degli affari; e ancora, siamo visti come rappresentanti dell'establishment quando il nostro scopo è essere radicali. Io so e voi sapete che, se non riusciremo a essere seri e credibili agenti di cambiamento in Gran Bretagna, non riusciremo mai a riottenere la fiducia della gente. Non dobbiamo semplicemente opporci a questo governo. Dobbiamo sconfiggerlo. Battere questo governo, rinnovare il nostro partito e rivitalizzare il nostro Paese. Questo è il proposito della mia candidatura alla leadership del nostro partito.

Ciò significa imparare dal passato, senza limitarsi a ripudiarlo. Avverto una palpabile esigenza affinché i leader si impegnino con determinazione per difendere i cambiamenti realizzati dal partito. Io lo farò, perché sono fiero di quanto ottenuto. Nessun governo dalla Seconda Guerra Mondiale in poi è riuscito ad abbassare i tassi di criminalità come ha fatto il Labour dal 1997. Nessuno ha fatto di più per i diritti civili e sociali. Nessuno ha destinato più fondi e reddito ai pensionati e ai bambini in difficoltà. Nessuno si è impegnato di più a vantaggio dei poveri del mondo. Nessuno ha innalzato gli standard educativi con una simile velocità. Nessuno ha visto livelli di impiego più elevati. Abbiamo raggiunto grandi risultati. E quando parlo dei risultati del Labour, non riferisco il "noi" al governo, ma al partito. Perché discuto di risultati che scaturiscono dai valori del nostro movimento e dei quali dobbiamo essere tutti orgogliosi.

E' anche vero che il 6 maggio 2010 abbiamo subito una sconfitta epocale: non è solo per il 29% dei voti ottenuti, che è il nostro peggior risultato dalla Seconda Guerra Mondiale se si esclude il 1983; è anche perché fuori dalle zone tradizionalmente laburiste siamo andati molto male. Tra il 1997 e il 2010, abbiamo perso 1.6 milioni di voti tra gli elettori a basso reddito e 2.8 milioni negli strati di lavoratori qualificati del ceto medio-basso. Dobbiamo trarne una lezione. Orgogliosi dei nostri risultati, ma anche consapevoli dei nostri errori.

Tony e Gordon hanno fatto grandi cose, davvero grandi cose. Ma so che durante il suo mandato Tony non si è concentrato a sufficienza sulle differenze salariali, ha bloccato il processo di devolution in Scozia e Galles quando invece avremmo dovuto portarlo avanti e troppo spesso si è messo in contrapposizione al suo partito piuttosto che ai Tories; Gordon ha sbagliato sulla 10p rate (l'imposta minima sul reddito in Gran Bretagna, alzata dal 10 al 20% da Brown nel 2008, ndt) e si è fatto prendere in contropiede nei dibattiti sul ruolo dello Stato e sull'importanza attribuita dal Labour a tematiche quali criminalità e sicurezza. Entrambi hanno in definitiva sottovalutato il fatto che non tutti i problemi economici che il Paese si trascina dagli anni ottanta siano stati risolti.

Le sfide che abbiamo di fronte sono difficili, ma non è impossibile trovare una risposta. Siamo internazionalisti e oggi abbiamo bisogno di un più forte internazionalismo - dal cambiamento climatico, alle migrazioni, al terrorismo. Ma oggi voglio focalizzarmi su ciò che dobbiamo fare sul fronte interno. La risposta alla nostra sfida è dentro di noi. E' scritto sulla nostra tessera di partito; le parole radicali, se arrivano dal cuore, finiranno per trasformare questo Paese. "Potere, benessere e opportunità nelle mani di tanti e non di pochi." Parole ispirate. E' il nostro credo. La redistribuzione del potere, che approfondisce e rafforza la democrazia nel nostro Paese, mantiene nel giusto equilibrio il ruolo dello Stato e del mercato. Un'economia morale, con un più ampio accesso ai capitali e al benessere per tutte le classi sociali e in tutto il Paese. La promessa delle opportunità, della vera libertà, in modo che le persone possano vivere in accordo con gli impegni e le scelte che sentono autenticamente propri.

Non è necessario per noi essere la generazione che riscriva la Clause IV (parte della United Kingdom Labour Party Constitution, che nel 1918 delineò gli scopi e i valori del partito, ndt). Abbiamo bisogno di un leader che la metta in pratica con energia e immaginazione. Per troppo tempo abbiamo concepito la Clause IV come una dichiarazione filosofica di valori, quando in realtà essa offre una piattaforma popolare per il Labour. I nostri valori possono essere alla base di una nostra vittoria futura. Con me, non verrà mai posto il falso dilemma tra valori e potere. Se metteremo in pratica i nostri principi, il Labour potrà rappresentare il cambiamento che serve alla Gran Bretagna.

La redistribuzione del potere

Il potere nelle mani di tanti e non di pochi, perché siamo socialisti e non statalisti. Questa è la promessa di una democrazia che vuol tenere sotto controllo il mercato e limitare lo Stato. Non permetterò mai che il Labour consenta ancora ai Conservatori di reclamare a sé l'eredità del movimento cooperativo, delle società di mutuo soccorso e dei gruppo auto-organizzati all'interno delle comunità che hanno costruito il laburismo. Non sono fossili del nostro passato; sono tesori, capitale ricevuto in eredità che io voglio gestire oculatamente in modo da rinnovarci.

Abbiamo un governo che auspica il localismo senza governo locale. Dobbiamo combattere per una visione di localismo genuino, dove le autorità locali detengano maggior potere sulle politiche per la casa, la giustizia penale, i servizi sociali e sanitari pubblici; dove esse possano far sentir la loro voce in merito all'erogazione dei servizi affidati al settore privato. Ma dobbiamo andare oltre. L'empowerment non è semplicemente dare più potere al governo locale. Esso implica più potere alla gente. La vera diffusione del potere necessita di decentralizzazione. E' fondamentale che i funzionari pubblici fungano da partner fiduciari nelle imprese partecipate, da depositari dei valori istituzionali e di professionalità riconosciute. I centri di Sure Start (iniziativa governativa per garantire un adeguato sostegno ai bambini nelle fasi iniziali della loro vita, ndt) e le scuole primarie devono diventare punti di incontro fecondo tra pubblico settore e volontariato. Questi enti non mirano solo a essere consultati nelle materie di loro interesse, ma vogliono un riconoscimento, vogliono un sostegno per affrontare questioni spesso troppo complesse e suscettibili di sfuggire al loro controllo.

Mi è capitato lo scorso venerdì di trovarmi all' Holder House Allotment a South Shields, dove le persone disabili partecipano alla gestione del budget per allocarlo verso i servizi che desiderano. Questo è empowerment in azione. E' ciò in cui crediamo. Ed è il modo in cui noi concepiamo la Big Society e vogliamo edificare una Good Society.  David Cameron dice, "noi facciamo di meno e voi facciate di più". Si tratta del contratto sociale Tory. Noi non vogliamo certo offrire sempre di più, chiedendo ai cittadini sempre di meno. Noi seguiamo una concezione del rapporto tra Stato e cittadino che i Tories non possono nemmeno comprendere.

Diffondere ricchezza e creazione di ricchezza

Non solo il potere ma anche la ricchezza e la creazione di ricchezza devono essere diffuse nel Paese. Sarebbe rivoluzionario. Sì, significherebbe garantire alla gente che coloro che ci hanno messo nei guai, all'interno del sistema bancario, facciano la loro parte per cavarci dall'impaccio. Significherebbe maggiore sostegno al manifatturiero - e raddoppiare l'imposta bancaria permetterebbe di mantenere gli stanziamenti per gli investimenti a favore del settore che i Tories progettano di abolire.

Londra è la capitale finanziaria mondiale. E' una buona cosa per noi. Voglio che sia un'ottima cosa sia per l'economia globale che per quella britannica, veicolando capitale da investire nelle aziende del nostro Paese. Ecco perché sostengo la creazione di una British Investment Bank nel quadro del processo di nazionalizzazione bancaria. Le prospettive di un'azienda come Sheffield Forgemasters (azienda britannica leader nella produzione d'acciaio, ndt) non dovranno mai più dipendere dai cambi repentini d'umore di un ministro.

Quando siamo stati al governo ci siamo concentrati troppo sulle prerogative dello Stato...e troppo poco sul quelle del mercato. Abbiamo preso una congiuntura positiva per un sistema funzionante ed è per questo che la crisi finanziaria ci ha colpito duramente. Traiamone le giuste lezioni. Il nostro modello economico deve essere compatibile con la nostra più ampia visione di come una società dovrebbe essere. Una società dove ognuno contribuisce così come riceve, perché la legittimità di una economia di mercato dipende da come il denaro viene guadagnato e non da quanto denaro viene guadagnato.

Per questo motivo propongo il concetto di economia morale. Nessuno dovrebbe giocare con i soldi degli altri all'interno di un welfare state funzionate, così come nessuno dovrebbe mettere a repentaglio le pensioni della gente nei corridoi della City. Io credo nell'equità a tutti i livelli, un'equità che sento tradita dall'attuale governo. Essi stanno accumulando un massiccio deficit occupazionale. Dovremmo estendere le garanzie occupazionali ai disoccupati di lungo termine oltre alla fascia d'età 18-24 anni, non diminuire drasticamente tali garanzie. Questa sarebbe una vera riforma di welfare. Essi stanno contraendo il sistema universitario, quando dovremmo invece impegnarci per espanderlo. Stanno demolendo i piani di impiego nel settore verde dell'economia, dall'energia ai trasporti. Il nostro governo dovrebbe adoperarsi per fare della Gran Bretagna il cuore di una nuova rivoluzione industriale, non accontentarsi di navigare a vista.

Inoltre, non cederò al tentativo scriteriato del governo di tagliare il deficit. Ammetto che sia auspicabile l'obiettivo di dimezzare il deficit in quattro anni a partire dall'aprile prossimo, anche se ciò implicherebbe scelte molto difficili. Tuttavia, sarebbe economicamente pericoloso e socialmente disgregante sottrarre 40 miliardi di sterline aggiuntive all'economia entro il 2014/15; i settori più fragili del mondo produttivo e le famiglie disagiate pagherebbero il prezzo dell'ideologia dello Stato minimo.

I tagli che i Tories e i Lib-Dem stanno attuando non sono solo negligenti dal punto di vista economico, ma profondamente ingiusti - partendo dal basso piuttosto che dall'alto. Come ha dimostrato oggi l'Institute for Fiscal Studies, i proclami del Cancelliere dello Scacchiere (il ministro delle Finanze, George Osborne, ndt) secondo cui si tratterebbe di misure budgetarie progressiste si sono rivelati menzogneri. Dal governo che aveva promesso di parlare chiaro stiamo ricevendo messaggi doppi e ambigui. E' ormai chiaro come tutti gli indicatori economici relativi allo stato dell'economia stessero migliorando prima delle elezioni, ma dopo la presentazione del Budget (la finanziaria, ndt) di giugno tutte le stime per il futuro indicano un, negativo, cambio di rotta. Sulla crescita, l'impiego e la fiducia dei consumatori. Il rifiuto di tutto ciò non è un pericoloso esercizio di masochismo. Si tratta di fare il nostro dovere, come partito politico e come cittadini del nostro Paese.

La diseguaglianza nelle opportunità di vita

Diffondere il potere, diffondere il benessere, ma soprattutto l'opportunità per la moltitudine e non solo per i pochi. Dobbiamo diventare ancora gli innovatori e i riformatori e non solo i difensori del settore pubblico. Quando diciamo che la scuola dovrebbe essere sottoposta a un controllo per verificare la sua efficienza, noi tentiamo di passare all'opinione pubblica un messaggio chiaro: vogliamo che gli investimenti nell'istruzione tornino a vantaggio degli allievi. Quando sosteniamo che ai pazienti dovrebbe esser concesso di scegliere luogo e data delle loro operazioni chirurgiche, auspichiamo il miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale.

Il governo ha limitato la sua attenzione e le sue politiche per l'istruzione a 153 scuole già funzionanti, mentre io mi focalizzo sui 23.000 istituti del sistema educativo britannico. Dobbiamo reclamare l'eccellenza nell'insegnamento, forte capacità di leadership e i migliori curricula per fare in modo che, nella diversità, le nostre scuole contribuiscono all'innovazione e al progresso.

Per me, il crimine è sempre stata una priorità del Labour. Il New Labour non ha colpito il crimine e i comportamenti anti-sociali per ottenere popolarità; lo abbiamo fatto perché si tratta di fatti reali, sbagliati, che vanno a minacciare con maggiore intensità e violenza chi è più vulnerabile e che rendono vuote e intaccate dal timore le relazioni fondamentali tra gli individui, che dovrebbero invece essere colme di significato e impegno. Nutro la stessa passione civile per le tematiche connesse al Sistema Sanitario Nazionale, per ogni individuo in ogni parte del Paese, ogni giorno dell'anno - e noi lotteremo con grande determinazione contro i cambiamenti introdotti nel settore dal nuovo governo, in quanto li riteniamo passi indietro rispetto ai progressi da noi conseguiti.

Costruire il Movimento

La politica riguarda le persone e gli atti concreti, non solo l'attività di governo e i comunicati stampa. Voglio che noi viviamo ancora queste cose e, conseguentemente, dobbiamo cambiare il modo in cui facciamo politica. Un ambizioso programma politico e ideologico sarà soltanto un lampo nella notte se non ci dimostreremo capaci di rilanciare un rinnovato movimento laburista. Dobbiamo esprimere la nostra anima politica nel quadro del carattere e della cultura del nostro partito, così come ogni politica o programma.

Il nostro movimento venne fondato dalla dignità del duro lavoro; sulla famiglia e sul rispetto degli altri, sul patriottismo piuttosto che sullo sciovinismo; sul sentimento di buon vicinato, comunanza e appartenenza; sul Metodismo piuttosto che sul Marxismo. Il lascito di Keir Hardie (socialista scozzese, tra i fondatori del Partito Laburista, ndt) ci rammenta che non siamo pedine nelle mani dello Stato, né beni acquistabili sul mercato.  E allora il Labour deve vivere tra la gente, condividerne le speranze e le aspirazioni e rappresentarne la voce nella vita democratica della nostra nazione.

Per ispirare la gente, per impegnarsi con la gente, noi dobbiamo emanciparla, traendo spunto dall'opera dei pionieri delle Trade Union che hanno costruito il nostro partito. Ecco perché voglio che il nostro partito sia un movimento per la democrazia nel Paese - governo dal popolo, per il popolo. Ecco perché la mia campagna sta aiutando la gente a riunirsi per dare alla Gran Bretagna il cambiamento che serve. Ecco perché abbiamo formato 1000 leader di comunità in tutto il Paese. Ecco perché oggi vi sono campagne perché i costruttori consegnino abitazioni a South Shields, perché il riciclo dei rifiuti venga riorganizzato a Bryn Mawr, perché vengano assunti dirigenti scolastici a Ealing, perché vengano finalmente istallate porte di sicurezza presso il Ladderswood Estate a Enfield. Ed ecco perché io rafforzerei la democrazia e il dibattito all'interno del nostro partito, con un dirigente eletto con il ruolo di ricostruire e riorganizzare il partito nei paesi e nelle città in tutta la nazione, a partire dai 94 collegi che abbiamo perso nel 2010.

Conclusioni

La decisione dei Lib-Dem di unirsi a un governo a guida Tory offre al Partito Laburista la grossa opportunità di riallineare il centro-sinistra della politica britannica. Per me, non è abbastanza. Vedo come compito primario per il Labour l'occupazione del centro della politica nazionale. Ciò richiede qualcosa di più di un'agenda per cambiare il Labour: un'agenda per cambiare la Gran Bretagna. E quell'agenda - Il Cambiamento per la Gran Bretagna - richiede che noi riconosciamo che la più grande minaccia alla buona società che noi perseguiamo è, e rimarrà, un Partito Conservatore determinato a governare per una generazione. Per vincere ancora abbiamo bisogno dei voti della working class e della classe media, dei voti conservatori, dei voti liberaldemocratici e di chi solitamente non vota. Così estrometteremo i Tories dal potere.

Questo è il senso di responsabilità che mi motiva. Mi ha portato a entrare nel Labour 27 anni fa, idealista e con la mente aperta in un momento in cui le nostre prospettive sembravano assai cupe. Mi ha indotto a sostenere John Smith nella sua ricerca di nuove idee dopo il 1992. Mi ha convinto a correre per un seggio parlamentare nel 2001. Ha fatto sì che rifiutassi un importante incarico internazionale lo scorso novembre (ministro degli Esteri Ue, ndt). Infine, mi spinge oggi a candidarmi alla leadership del partito, ancora idealista e aperto di fronte agli obiettivi che possiamo raggiungere insieme.

Proporsi per la leadership è una grossa decisione. Richiede chiarezza rispetto alle condizioni per il successo e la consapevolezza della necessità di riconciliazione dopo una sconfitta. Richiede molto alle persone che ami e un'assoluta determinazione a proteggerle. Per quanto mi riguarda, significa comprendere il momento e il tempo per l'assunzione di responsabilità. Ora è il tempo.

Sono nato nel 1965. Un periodo di ripresa economica, ma anche di vulnerabilità. Per la mia famiglia, l'ombra dell'Olocausto era ancora molto, molto più presente di quanto possa sembrare oggi. Londra, quel "palazzo di libertà", per citare John Milton, questa grande città, non ci diede party serali, ma vita vera. Leeds, dove spesi la parte formativa della mia fanciullezza e dove mio padre mi fece da maestro di politica, non ci ha dato lezioni di teoria politica, ma ci ha fatto percepire quel senso di sicurezza che alla middle class della media Gran Bretagna promana dal sentirsi parte di una forte comunità; devi dare il tuo contributo, ma avrai qualcosa indietro. Il Labour ha contribuito a far sì che il periodo post bellico fosse un'epoca di sicurezza e opportunità. E un forte, rinnovato, riorganizzato Partito Laburista è vitale per il futuro del nostro Paese.

Tre volte in ottant'anni, nel 1931, nel 1951 e nel 1979, una sfibrata opposizione laburista ha consentito ai governi Tory di compiere scelte sbagliate ed errori di valutazione sulle questioni prioritarie - a proposito della Depressione e della necessità di combattere i fascismi negli anni Trenta, della democratizzazione del Paese e della ricostruzione europea negli anni Cinquanta, delle divisioni sociali negli anni Ottanta. Non possiamo permettere che accada di nuovo. Ed è per questo che mi candido alla leadership. Dobbiamo invertire un trend storico negativo, per il quale il Labour rimase all'opposizione per 14 anni dopo aver perso nel 1931, 13 anni quando venne sconfitto nel 1951 e 18 anni quando, e noi sappiamo a quale prezzo, subì la debacle del 1979.

Vi sto chiedendo di aiutarmi a far sì che questa volta sia diverso. Scriviamo un nuovo capitolo che mostri che siamo un partito che non si arrende, che non si guarda solo dentro, che non rinuncia, che non si volge in modo sterile al passato. Cambiamo il nostro partito con gli occhi ben fissi sul cambiamento che serve al Paese. Cambiamento per dare a tanti (e non a pochi) potere, benessere e opportunità. Questo è il cambiamento che serve alla Gran Bretagna. Questa è la Gran Bretagna che dobbiamo costruire. E dobbiamo costruirla insieme. (Traduzione a cura di Fabio Lucchini)







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