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I CONIUGI WEBB E LA CRITICA SOCIALE

Due articoli del primo novecento presentavano ai lettori italiani le proposte innovatrici del neonato Partito Laburista britannico

Data: 0000-00-00

Per la prevenzione dell'indigenza
(
Critica Sociale, anno 1912, numero 16, pagina 256 )

Il settimo volumetto della collezione “Les documents du socialisme” (Ed. Marcel Rivière et C., Parigi, centesimi 75) ci dà la traduzione riassuntiva di un grosso volume, nel quale i noti “fabiani” coniugi Webb criticano e condannano la legislazione inglese sull'assistenza pubblica, svolgendo i criterii che essi avevano sostenuto, come minoranza, nella Commissione che esaminò, qualche anno fa, la legge dei poveri.Il principio informatore dell'assistenza pubblica in Inghilterra è ancora quello della legge del 1834: la società ha il dovere di assistere ogni cittadino durante la crisi della sua indigenza; ma bisogna che il trattamento curativo e rigeneratore implichi uno stigma di degradazione, per impedire che una folla sempre maggiore di gente si lasci cadere, e, caduta, si acqueti e trovi imitatori, con danno proprio e con enorme sacrificio pecuniario della nazione.

Ha servito a qualcosa, in oltre mezzo secolo, tale sistema? No –rispondono i coniugi Webb;- i 500 milioni di sterline, che oggi ancora il Regno Unito disperde i sussidii all'indigenza, non esercitano la minima azione preventiva. Conviene mutare sistema radicalmente; sia trasformando l'ambiente, sia agendo, inizialmente, in ogni singolo caso, sulle cause individuali del fenomeno, educando l'infanzia, prevenendo l'infermità, combattendo la disoccupazione volontaria, richiamando tutti al compimento dei doveri sociali che prevengono la caduta.Così, l'obbligo dell'istruzione elementare impedisce ai genitori di vivere sul salario dei figliuoli trascurandone l'educazione; le ispezioni, le istruzioni, le esortazioni e infine le contravvenzioni e le multe dell'Ufficio di Igiene sforzano gli inquilini  a liberare gli alloggi dal sudiciume, i proprietari a risanare le case, gli industriali a osservare negli stabilimenti le leggi igieniche e sociali. Quando la pubblica amministrazione debba rispondere dei deficienti, essa sarà naturalmente indotta a vigilare ed assistere le gestanti povere, le madri di prole illegittima abbandonate senza aiuto. E perché i “nati stanchi”, i candidati naturali alla disoccupazione cronica, non si costringeranno a occupare quei posti di lavoro che sian loro offerti, non si assoggetteranno, se occorre, a un regime educativo della loro volontà nelle colonie di detenzione e riforma?

Questa razionale pressione sulla volontà dei singoli si risolve in un aumento di quella libertà che sembra violentare. I genitori finiscono per risentire un vantaggio dalle cure che sono costretti a prodigare all'educazione o alla salute dei figliuoli; i malati trovano che vi è per essi maggior convenienza nell'ubbedire alle precauzioni dirette a impedirli di diffondere l'infezione, che non nel violarle; i disoccupati, nelle colonie di riforma e nel collocamento obbligatorio, attingono le energie necessarie alla propria redenzione.
La sanità sociale è un interesse generale; e, conservare un dato minimo di civiltà, la responsabilità dell'individuo e quella della comunità debbono essere chiamate solidalmente a concorrere. 

La recente sentenza, che dichiara illecito l'impiego dei fondi delle Trade-Unions per l'appoggio di candidature operaie in Parlamento, non ha allontanato dal Partito che sei piccole organizzazioni. Al Congresso parteciparono 410 delegati. La “Cassa parlamentare” del Partito del Lavoro dispone di oltre 250.000 franchi e quella amministrativa di 25.000 franchi.

Data la sua natura, il Partito del Lavoro si distingue profondamente, anche nella sua azione, dai Partiti socialisti degli altri paesi. Nessuna formulazione dottrinaria, né alcuna propaganda teorica; ma propaganda pratica per ottenere riforme concrete. Pur avendo nel suo seno due Società socialiste – il riformista Partito indipendente del lavoro e la Società dei Fabiani – esso rifiuta di accettare un programma socialista e non gode perciò le simpatie della Federazione socialista, rigidamente marxista, che vede, peraltro, sin dal 188, decrescere di anno in anno il numero dei suoi aderenti e la sfera della sua influenza. Il tentativo fatto dalla Hyndman l'anno scorso di far entrare  la Federazione nel Partito del Lavoro è fallito completamente, perché il Partito del Lavoro “è diretto dagli Henderson e dai Macdonald, avversari accaniti di Carlo Marx e docili seguaci di dottrine puritane”.

Il Partito del Lavoro è, quindi, un partito operaio, socialista nella sostanza, ma non socialista nella forma e nel metodo. Nei suoi opuscoli, esso si difende dall'accusa di ateismo e dichiara essere il motto del Partito: la vita è l'unica ricchezza, che è una buona massima religiosa. “I suoi dirigenti – dice il Bardoux – non accennano mai, nei fogli di propaganda, a una teoria astratta o a ragionamenti a priori; anzi, se espongono qualche idea generale, si danno una gran premura di rendere ben chiaro, colla esposizione di fatti precisi, tutto quanto essa contiene di essenziale. I loro fogli di propaganda sono, anziché pagine dommatiche, estratte da un vangelo scientifico o religioso, manifesti di una società commerciale, che cura gli interessi dei suoi azionisti”. Tutta la loro propaganda è diretta a problemi concreti e a conquiste positive. E i risultati da esso fino ad ora ottenuti, dimostrano, secondo il Bloch, “quanto sia irresistibile un partito, che trova la sua base nelle organizzazioni economiche di classe e non i un programma scritto”.

Il voto fu proposto dai metallurgici e fu accettato soprattutto per opera loro. Un voto socialista si era avuto anche nel 1905 e nel 1906.

Oltre alle leggi per le 8 ore di lavoro nelle miniere, per la pensione ai vecchi, ecc., ottenute nel 1908, il Congresso votò per nuove riforme legislative, quale la proibizione del lavoro dei fanciulli, che predomina ancora nei cotonifici del Laneashire e dell'Yorkshire, l'elevamento a 16 anni dell'obbligo dell'istruzione obbligatoria. Il Congresso elevò quindi da 5.000 a 5.500 franchi l'indennità ai deputati del Partito.

E questa la strada per cui si metteranno forse col tempo anche i partiti socialisti degli altri paesi, mano mano che essi diventeranno, come quello inglese, l'espressione politica della massa organizzata. Ma i nostri teorici della purezza proletaria del Partito e del Gruppo parlamentare dimenticano che le organizzazioni, oltreché mantenere il Partito del Lavoro, provvedono al mantenimento dei deputati e che, grazie all'importanza degli organismi sindacali e alla qualità dei loro impiegati, le organizzazioni inglesi hanno anche nelle loro file uomini che possono degnamente e efficacemente rappresentarle in Parlamento. (F.P.)













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