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IL FUTURO DELL'UNIONE EUROPEA

L’analisi di Gary Titley, leader del gruppo laburista al parlamento europeo, nel corso di un seminario organizzato dalla Fabian Society con la partnership di Critica Sociale

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A cura di Camilla Dubini

Il 12 febbraio Gary Titley, leader laburista all'Europarlamento di Strasburgo, è intervenuto a Londra nel quadro delle Progressive Manifesto Series, un ciclo di incontri organizzato dalla Fabian Society. Nel corso dell'evento, di cui Critica Sociale è stata partner, Titley ha tenuto un discorso, nel quale ha suggerito alcune priorità e al contempo lanciato un avvertimento, mettendo a fuoco le questioni fondamentali su cui occorre concentrarsi in termini di politica europea e di rapporti tra politica interna britannica e Unione Europea.

La premessa è quella di volgere uno sguardo lungimirante al futuro in un momento storico dove la parola crisi è all'ordine del giorno e dove è difficile valutare la portata delle svolte in corso. D'altro canto, secondo Titley, in una congiuntura storica problematica, si possono aprire nuove opportunità se l' Ue si rende disponibile a collaborare a decisivi cambiamenti che potrebbero influenzare contemporaneamente le politiche interne dei singoli paesi così come gli equilibri internazionali. Dal 1998 l'Unione Europea è cambiata in modo decisivo. Si è costituita la moneta unica, e i paesi coinvolti da 12 sono diventati 27. A questo ampliamento nelle dimensioni non fa  seguito un rafforzamento di identità della stessa Ue che deve fare i conti con la resistenza di spinte nazionalistiche e con divisioni sempre più marcate tra i suoi membri di fronte a molte scelte dell'amministrazione Usa in fatto di politica estera. Per rispondere a queste spinte centrifughe bisogna assumere una prospettiva unanime di fronte a tematiche che ora come ora non è più possibile ignorare o sottovalutare.

La globalizzazione
Il cambiamento climatico, l'emigrazione, l'energia, la crisi finanziaria sono problemi di origine globale che come tali vanno risolti in un contesto sovranazionale. Allo stesso modo, per affrontare tematiche di questa portata bisogna partire dalla risoluzione di problemi interni ai singoli paesi. Titley insiste sulla necessità di fare convergere un'ottica interna con un'ottica europea ed una globale. Solo con la collaborazione di queste forze è possibile rispondere alle sfide di oggi. Porta come esempio il traffico di armi che interessa il Regno Unito. E' un problema che chiama in causa senz'altro il governo britannico. Ma  non basta, è necessaria una cooperazione europea che impedisca l'ingresso massiccio di armi in terra britannica. A ciò corrisponde, o dovrebbe corrispondere, un'azione comune globale che operi per limitare la produzione e la proliferazione di armi. Questo a dimostrazione del fatto che l'adozione di un unico punto di vista (locale, nazionale, europeo o globale) non è sufficiente a risolvere i problemi di oggi, che anche quando sembrano interessare un singolo paese, hanno un'origine e una portata che valicano i confini nazionali.

A questo proposito, segue direttamente la necessità di una revisione e di un rafforzamento nel Regno Unito del ruolo del Ministro per l'Europa, il quale deve rappresentare e personificare la risposta britannica alle decisioni dell'Ue. Per sopravvivere e muoversi all'interno di un mercato globale, volenti o nolenti, è necessario seguirne le regole. Da qui l'importanza di un organo istituzionale che si occupi di guidare inserire e dirigere l'azione del Regno Unito in questo contesto plurale.

L'emergere di Russia e Cina
L'espansione spregiudicata e rapida di queste superpotenze ha mostrato al mondo intero un volto dispotico che ha messo in discussione i principi della democrazia e ha dato adito a previsioni catastrofiche sugli sviluppi futuri. Ma gli esperti riconoscono che in questi paesi la situazione è ben più complessa: si tratta  di nazioni che oscillano  tra un atteggiamento fieramente nazionalistico e una apertura internazionalistica. La sfida dell'Unione Europea deve essere quella di coinvolgere queste nazioni nel suo atteggiamento multilaterale, che ne definisce la sostanza. Se infatti è vero che noi dipendiamo dalla Russia per i rifornimenti di energia è anche vero che la Russia dipende dall'Ue in quanto clienti e quindi fonte di reddito. E' dunque fondamentale che l'Europa dialoghi con la Russia, così come con la Cina, ma per farlo deve presentarsi come un  organismo compatto, che parli una lingua comune.

Le elezioni americane
Il risultato delle elezioni americane dello scorso 4 novembre ci offre una grande opportunità. L'opportunità di avere a che fare con un presidente che ha mostrato una vocazione decisa al multilateralismo. L'obbiettivo è quello di collaborare con Barack Obama in modo da definire un'unica linea occidentale che ci permetta di affrontare al fianco e non contro l' America le grandi sfide di oggi, soprattutto in termini di politiche di sicurezza e scelte militari.

La crisi finanziaria
La globalizzazione tende provocare una contro-reazione di ripiego nazionalistico e resistenza da parte degli stati membri alle politiche globali. In questa tensione, che vede gli Stati interessati esitare tra atteggiamenti contrastanti, tende a sbiadire la visibilità dell'Europa come agente in grado di condizionare gli eventi. L'Euro-zona si sta allargando con l'aumentare delle adesioni degli stati membri. Realtà diverse tra loro si aggregano attorno alla moneta unica e l'euro fatica a garantire un equilibrio, dal momento che tende a prevalere un capitalismo nazionale su quello europeo. Si rende quindi necessaria una supervisione sopranazionale che operi per garantire la stabilità finanziaria di cui l'Europa ora ha estrema urgenza. Anche in questo contesto l'Europa deve presentarsi come una compagine solida. Inoltre, urge definire una politica europea per affrontare una crisi come quella energetica, in modo da tutelarsi e prevenire gli esiti catastrofici che si stanno delineando.

Il programma sociale
Si riflette di più sulla questione economica che su quella sociale di cui si tende a sottovalutare l'urgenza. L'importanza di una riforma sociale è fondamentale  in quanto interessa le persone, i cittadini dell'Ue e come tale deve essere presa in considerazione. Ultimamente l'Europa ha steso un'agenda sociale che individua quelli che sono i punti chiave della riforma sociale: creare opportunità, predisporre dei fondi da investire nell'educazione, dimostrare solidarietà. Ora è necessario tradurre in pratica questi obbiettivi con un concreto programma politico. La dimensione sociale è fondamentale nella costruzione di una forza di solidarietà tra persone che condividono lo stesso spazio. Questa forza fa tutt'uno e  contribuisce in modo determinante ad un  programma di risanamento e sviluppo dell'economia. Il lato sociale dell'Europa deve avere più visibilità.

L'infanzia
Sempre nell'ambito delle politiche sociali è necessario dare una nuova enfasi al tema dell'infanzia. La povertà dei bambini è più grave rispetto a quella degli adulti in alcune nazioni: una delle anomalie dell'Unione Europea è che se sono spesso menzionati  i diritti degli adulti ma non sono  ricordati adeguatamente quelli dei bambini. Bisogna porsi degli obbiettivi precisi in fatto di politiche per i minori che includano sussidi e aiuti se si vuole investire nel futuro dell'Europa.

La popolarità delle istituzioni dell'Unione Europea vive una crisi nel Regno Unito. Nonostante dal 1998 l'Ue si sia allargata, abbia definito i suoi scopi e le sue strutture, essa sembra tuttavia avere perso considerazione. Londra ha sempre avuto un atteggiamento sospettoso e guardingo nei confronti dell'Ue. Ha sempre guardato all'Europa come ad una realtà altra, distaccata, al di là della Manica. Ma oggi i problemi che ci si pongono sono europei e globali e non possono che esser discussi in questo contesto.

La grande preoccupazione di Titley è che non si verifichi un cambiamento nello sguardo scettico del Regno Unito verso l'Europa, con ripercussioni gravissime sul destino delle nazione. Su questa paura si proietta anche la sua più grande speranza. Egli sostiene che gli uomini siano restii a rivedere i propri punti di vista specialmente se si tratta di atteggiamenti  consolidati storicamente. Ma gli uomini accettano cambiamenti solo nella necessità e nel pericolo. Questa crisi economica,  che si configura come un vero e proprio stato di emergenza, ha le potenzialità di generare una svolta virtuosa nei rapporti tra Londra e Bruxelles.




 
 

 



 


 






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