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GLI ELEFANTI, LA GAZZELLA E IL PARTITO CHE NON C'E' PIU'

Quale futuro per il Partito Socialista francese?

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Simona Bonfante

Ségolène Royal è convita di sapere interpretare, meglio di chiunque altro nel Partito Socialista, il rinnovamento di cui ha bisogno la sinistra francese. È per questo che, dopo il low profile seguito ai mesi di intensa campagna presidenziale, l'ex sfidante di Nicolas Sarkozy ha rotto gli indugi presentando chiaramente la propria candidatura alla testa del Partito.
Per la Royal, i socialisti devono compiere una rottura radicale, che è sia formale sia sostanziale. Si tratta, per la Presidente della Regione Poitou-Charentes, di rompere con la tentazione, tipica della sinistra francese, di sentirsi a proprio agio più all'opposizione che al governo; di rinnovare la partecipazione, aprendo il partito ad una militanza non tradizionale, extra-partitica, una militanza che da noi si direbbe aperta alla “società civile”, si tratta di rinnovare la missione del partito, ovvero di capire in che modo “il congresso del Partito Socialista possa essere utile ai francesi.”È proprio questo il titolo del documento, pubblicato domenica scorsa su Le Monde, con cui, Ségo lancia ufficialmente la sua candidatura alla Segreteria generale del Partito, ovvero alla successione dell'ex compagno, nonché padre dei suoi quattro figli, Fraçois Hollande, da cui la separa ormai non più solo la comprensibile ostilità dell'ex, ma anche una distanza politica che si è fatta, nei mesi seguiti alle Presidenziali, sempre più abissale.

Più che una mozione congressuale, il documento diramato dalla Royal attraverso il quotidiano gauchiste, è un elenco di interrogativi ai quali, evidentemente, la spregiudicata leader socialista ha intenzione di rispondere. Da “come produrre e ripartire la ricchezza diversamente” a “come rompere con la redistribuzione passiva e burocratica quale strumento principale per le ingiustizie sociali”.
Insomma, le classiche questioni di quel “socialismo liberale” che, come scrive Alain-Gérard Slama su Le Figaro di lunedì, non è che “un ossimoro” nel quale da sempre si dibattono i rinnovatori di un partito incapace, secondo il giornale della destra francese, di disancorarsi dalla pulsione individualista e da quella ad essa speculare, marxista. Il rinnovamento del pensiero socialista invocato dalla Royal, insomma, non è che un deja vu,  un'aspirazione intellettualmente irraggiungibile o meglio raggiungibile, secondo Slama, ad una sola condizione: che si accetti il capitalismo, senza condizioni. Cosa che la Royal non ha alcuna intenzione di fare.Il testo con cui la Royal inaugura la campagna per la conquista del partito, in effetti, non è che una coerente prosecuzione della strategia già adottata nelle presidenziali: prendere il più possibile le distanze dal partito, dai suoi organigrammi, le sue prassi anacronistiche, e consolidare il consenso in quella società civile, giovane e dinamica, che nel partito controllato dagli “elefanti” - gli ex enfant prodige dell'era mitterandian-jospiniana - non ha né ruolo né rappresentanza.Non è un caso, infatti, che la Royal si circondi già dai tempi della campagna presidenziale di intellettuali ed esperti “indipendenti”, come Philippe Aghion, professore di economia ad Harvard, divenuto il maitre-à-penser di “Desir d'Avenir”, il pensatoio – in effetti, una via di mezzo tra un think tank ed un ufficio elettorale – che elabora e promuove i contenuti di Ségo. Contenuti che, secondo alcuni, soprattutto tra gli alti ranghi del Partito, non ci sono affatto.Dalla “destra” di Dominique Strauss-Khan, alla sinistra di Martine Aubry e Laurent Fabius, nonché del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, passando per il “centro” ora controllato dall'ex strauss-khaniano Pierre Moscovici, il principale effetto Royal, alla vigilia del congresso, è quello di avvicinare personaggi tra loro molto distanti, tutti coalizzati contro la candidatura dell'evanescente gazzella.

Alla Royal viene rimproverata non tanto la temerarietà, già mostrata ai tempi delle primarie interne con cui ha sfidato i vertici del partito e conquistato la designazione alle presidenziali, quanto l'inconsistenza della proposta politica. La Royal ha dimostrato grande destrezza nell'uso delle più avanzate tecniche del marketing politico, cogliendo in tal senso, la lezione di un altro grande innovatore come Tony Blair.
A differenza dell'ex leader laburista, tuttavia, la Royal ha confinato il rinnovamento del Partito alla “forma”. Si è presentata come forza del rinnovamento facendosi interprete del disagio, evidentemente fondato, della base elettorale potenziale socialista verso i vertici di un partito, talmente chiuso da rivelarsi incapace di cogliere il cambiamento della società, dei bisogni più profondi, culturali o ideali, posti dal nuovo mondo globale.

Ebbene, oggi come nelle Presidenziali della scorsa primavera, la Royal avrà partita facile a porsi come la “novità” della sinistra. È lei, infatti, che ancora fortissima nei sondaggi di popolarità, si presenta come paladina della lotta contro la burocrazia, paralizzante e incomprensibile, che rende Rue Solferino un'avanposto della storia piuttosto che l'avanguardia del progresso cui aspira il popolo francese.
La proposta della Royal è certo accattivante: una consultazione partecipativa, ovvero nient'altro che un'apertura alle forze esterne al partito, non dissimile da quella evocata  nella grande farsa delle primarie del Partito democratico nostrano, in cui i nuovi militanti – la società civile, appunto – viene chiamata a pronunciarsi su delle proposte tecniche avanzate da un'équipe di super esperti, possibilmente giovani e fighettini, messa al lavoro per nutrire di contenuti “trendy” il rilancio del Partito.L'operazione del Royal, tuttavia, come in fondo quella gestita a Roma dai guru del partito veltroniano, soffre della stessa superficiale incoerenza politica che presta facilmente il fianco alle accuse dei tanti detrattori che spuntano come funghi, all'interno del Partito come nelle forze di opposizione. Lo scorso dicembre, per dire, l'ex capo della corrente progressista, Dominique Strauss-Kahn, designato dal Presidente Nicolas Sarkozy, al vertice del Fondo Monetario Internazionale, ha sottoscritto insieme ad un ex rivale come Arnaud Montebourg, un documento di sette pagine intitolato “Per un patto di rinnovamento”, in cui in sostanza si blandisce la deriva presidenzialista che non f ache provocare la crisi e promuovere piuttosto delle “autentiche primarie”, secondo le regole sperimentate in Italia! La Royal, però, se ne frega e marcia dritto alla conquista di quelle masse adoranti di giovani e donne, di parigini bobo e giovani delle periferie che, per ovvie ragioni, non troveranno mai simpatico uno come Sarkozy. La Royal sta dalla parte di tutti, dei più deboli e dei più forti, degli emarginati dalla globalizzazione e dei campioni della globalizzazione, dei salariati ridotti alla fame dal caro-vita e delle imprese che, con la globalizzazione, creano ricchezza e posti di lavoro.Insomma, il Royal-pensiero è un “ma anche” veltroniano, solo un po' più glamour.






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