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L'AGENDA DI BUCAREST

Ecco di cosa si discuterà al vertice della Nato che inizierà domani nella capitale rumena. Sul tavolo la delicata vertenza con Mosca

Data: 2008-04-01

Fabio Lucchini

I capi di Stato e di governo dei 26 Paesi membri, i partner e i rappresentanti delle maggiori istituzioni internazionali si apprestano ad incontrarsi a Bucarest per discutere dell'allargamento della Nato e delle operazioni in Afghanistan e Kosovo. Il summit, che durerà tre giorni, dal 2 al 4 aprile, prevede incontri al massimo livello nei diversi forum in cui si articola l'alleanza, ossia il North Atlantic Council, l'Euro-Atlantic Partnership Council, il Nato-Russia Council e la Nato-Ukraine Commission.

Il vertice esordirà la sera del 2 aprile con una cena ufficiale fra i capi di Stato e di Governo, dove si comincerà a discutere delle operazioni Nato in corso, della delicata questione dell'allargamento e degli sviluppi delle varie partnership che coinvolgono l'alleanza. Confronti ed analisi che proseguiranno il giorno successivo con la riunione del North Atlantic Council, sede nella quale si parlerà della situazione nei Balcani occidentali e degli accorgimenti necessari ad elaborare un'adeguata risposta strategica ai cambiamenti in atto in quell'area.

Punto focale dell'agenda del vertice rumeno sarà comunque il dibattito sull'allargamento dell'alleanza. Issue che sta suscitato aspre polemiche e divisioni sin dalla vigilia. La Russia ha minacciato infatti serie prese di posizione nel caso ad Ucraina e Georgia venissero prospettate concrete modalità d'accesso alla Nato ed alcuni Stati membri hanno manifestato perplessità e titubanze rispetto ad una troppo precoce offerta d'ingresso a Kiev e Tbilisi. A Bucarest gli alleati dovranno valutare le future possibillità di membership dei Paesi che aspirano all'ingresso, in base al grado di compatibilità con i parametri Nato e alla capacità di contribuire alla sicurezza euro-atlantica, secondo quanto previsto dal Membership Action Plan (Map). Quest'ultimo è un programma di consulenza, assistenza e supporto pratico pensato per le specifiche necessità di quegli Stati che desiderino in futuro entrare a far parte della Nato.

Seguirà un meeting dell'Euro-Atlantic Partnership Council, organismo che riunisce sia gli Stati membri che i Paesi partner ed ha compiti consultivi sulle questioni politiche e relative alla sicurezza. Esso delinea il quadro di riferimento della cooperazione della Nato con i partner  e dello sviluppo dei rapporti bilaterali fra l'organizzazione ed i singoli Paesi attraverso il programma Partnership for Peace. Allo stato attuale delle cose, tre Paesi, Albania, Croazia e Macedonia, fanno parte del Membership Action Plan. Inoltre, come noto, sia la Georgia che l'Ucraina sono attivamente impegnate in un intenso dialogo con gli organismi Nato per dare sostanza alle loro aspirazioni alla membership e per valutare le riforme che Tbilisi e Kiev dovranno implementare all'uopo.

Nella sessione pomeridiana di giovedì 3 aprile si dibatterà un'altra questione centrale del summit: il teatro afgano. Ai capi di Stato e di governo Nato e dei Paesi che, pur non essendo membri, sono impegnati militarmente nell'International Security Assistance Force (Isaf), si uniranno il presidente afgano Hamid Karzai ed il segretario delle Nazioni Unite Ba-Ki-Moon, oltre ai rappresentanti delle altre organizzazioni internazionali impegnate nell'area, prime fra tutte l'Unione Europea e la Banca Mondiale. Nell'occasione alcuni membri, Stati Uniti in primis, solleciteranno probabilmente gli alleati ad un maggiore impegno militare nell'area, anche se verranno presi in considerazione altri aspetti rilevanti per una migliore gestione della transizione alla democrazia e alla stabilità del Paese centro-asiatico. Si parlerà di ricostruzione, di miglioramento della governance e di sviluppo economico.

Il vertice si concluderà il 4 aprile con una significativa sessione di lavoro della Nato-Ukraine Commission, seguita da un incontro del Nato-Russia Council, che vedrà la partecipazione del presidente della Federazione russa Vladimir Putin. Una chiusura delicata e ad alta tensione, che potrebbe dare la misura del successo, o del fallimento, del vertice rumeno.






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