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LA NUOVA CINA DELLE IDEE

Nonostante l’attenzione intorno alla crescita della Cina come attore globale, pochi si concentrano sulle idee che il gigante asiatico continuamente produce. La Cina può contare su una vitale classe intellettuale, le cui elaborazioni lanciano una sfida all’egemonia culturale del liberalismo occidentale

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Leonard confida che all'inizio della sua indagine sul mondo culturale, scientifico ed accademico della Repubblica Popolare non avrebbe mai immaginato di trovarsi di fronte ad una realtà del genere. Egli si figurava una comunità intellettuale più limitata, costituita essenzialmente da qualche ideologo del Partito Comunista e da pochi professori universitari proni alle direttive del regime. Tutt'altro. La Cina brulica di intellettuali, think-tanker ed attivisti, impegnati in un serrato ed inesausto dibattito sul futuro che attende il Paese. Un dibattito che va oltre Pechino e Shangai.

In tre anni di viaggi e ricerche, Leonard ha parlato con decine di pensatori cinesi, apprendendo suggestioni a proposito dei cambiamenti ritenuti necessari al progresso e allo sviluppo nazionale. Alcuni di loro sono membri del Partito, altri sono battitori liberi che si pongono in rapporto dialettico e critico con le autorità. Potremmo comunque definirli organici al sistema, ma non passivi strumenti dello stesso. Gli intellettuali cinesi hanno scelto di vivere e lavorare in Cina, accettando le intrusioni del Partito unico, ma non rinunciando alle proprie idee.

Paradossalmente, l'influenza dell'intelligentsia cinese è favorita dal sistema politico repressivo in cui essa si trova ad operare. Nell'universo cinese il dibattito intellettuale si trasforma in una sorta di surrogato della contrapposizione politica e delle dialettica sociale. Se è vero che non è permesso discutere liberamente dell'auspicabile affievolimento del dominio del Partito Comunista, della legittimità delle richieste indipendentiste del Tibet o delle responsabilità del massacro di piazza Tienanmen, esiste tuttavia un dibattito relativamente aperto, nei giornali e nell'accademia, sul modello economico nazionale, sulla lotta alla corruzione, sulle relazioni internazionali. Internet, per sua natura, si sta inoltre liberando dalle limitazioni del potere con maggiore rapidità rispetto alla carta stampata. Beninteso, la censura governativa esiste e si manifesta spesso con virulenza. Tuttavia, a livello ufficioso, molti intellettuali, anche coloro che si discostano dall'ortodossia, vengono consultati dal potere politico a proposito di questioni un tempo sottratte a qualsiasi forma di dibattito. Così i nuovi pensatori cinesi entrano a far parte del processo decisionale, introducendo considerazioni eterodosse in tema di riforma delle istituzioni politiche cinesi. Istituzioni rimaste palesemente indietro rispetto ai progressi economici che hanno consentito a Pechino, negli ultimi trent'anni, di liberarsi dalla cappa maoista e collettivista e di crescere impetuosamente.

In Cina, l'educazione, anche quella superiore, dell'individuo viene concepita come finalizzata al contributo che il singolo potrà dare all'armonioso sviluppo della vita nazionale e, di conseguenza, il dissenso intellettuale viene monitorato attentamente, tollerato entro certi limiti e, se considerato sovversivo, limitato e represso.







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