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I VALORI CRISTIANI DELLA SVOLTA NEOLABURISTA

Il principio socialista dell'Eguaglianza se coniugato con il principio cristiano di Responsabilità permette una idea solidale della Libertà.
In un'intervista del 1993 al periodico cattolico Third Way, rimasta inedita in Italia, il giovane deputato Tony Blair anticipa la sua visione della svolta neolaburista

Data: 0000-00-00

THIRD WAY - 14 settebre 1993
RMC: La sua Cristianità è allora un impegno filosofico più che una questione personale.
TB: No, è entrambe le cose.
RMC: C'è, in questo, spazio per la preghiera personale?
TB: Si, ce ne è molto.
RMC: Quali sono gli aspetti della Cristianità che, secondo lei, indirizzano verso il socialismo?
TB: Le mie convinzioni politiche e personali coincidono rispetto all'idea che si è tutti parte di una comunità. Credo che si è quel che si è, in parte a causa degli altri, ovvero che non si possa separare l'individuo dalla società che lo circonda. Credo sia questa la cifra filosofica distintiva della religione cristiana. Ma il concetto di appartenenza dell'individuo alla società non si afferma a scapito della responsabilità individuale.  In fondo si deve vivere la propria vita, assumendosi la responsabilità delle scelte che si compiono. Il Cristianesimo è una religione severa, che impone norme di comportamento individuale molto rigide. Non è una religione che concede facilmente giustificazioni.  Ebbene, nel messaggio socialista ritrovo lo stesso valore della responsabilità sociale per sottolineare, non sminuire, il valore della responsabilità individuale.
RMC: Il Labour ha parlato molto di eguaglianza, mai di libertà. Il peso che lei sta dando adesso al concetto di libertà, deve essere letto come una concessione dovuta al capitalismo di mercato, o come una questione di principio? 
TB: Credo sia una questione eminentemente di principio, dal momento che a cos'altro si riferisce l'eguaglianza se non al concetto che, se non si ha eguaglianza, non si ha libertà, e se non si è liberi non si è nelle condizioni di emanciparsi.
A sinistra non si è riflettuto abbastanza su quanto profondamente il capitalismo e l'economia di mercato, in virtù delle scelte compiute dai governi, abbiano cambiato questo secolo. Siamo ancora lontani, molto lontani dall'aver compreso il capitalismo di mercato. Si crede ancora che l'alternativa sia tra un capitalismo ottocentesco e il marxismo, mentre non è affatto così.
RMC: Ignora forse il fatto che la comunità e la famiglia riposano su fondamenta religiose che oggi sono andate smarrite? Non è forse il diffondersi del secolarismo la causa scatenante la frammentazione della società?
TB: Beh, credo che questo abbia senz'altro a che fare con l'assenza di valori morali, filosofici e spirituali forti. Penso anche che le cause stiano anche in fattori di tipo economico, ma si, credo che sia come dice lei.
Per qualche tempo si è creduto che la gente potesse vivere nel vuoto spirituale e morale, che si potesse smettere di trasmettere quel tipo di valori ché, tanto, le persone avrebbero trovato da sé il posto giusto nella società. C'erano degli accessi utopistici  in tutto ciò. Credo che oggi si sia invece raggiunta la consapevolezza che quei valori debbano continuare ad essere insegnati ed appresi. Per un padre impegnato a crescere i propri figli, questo è un problema costante, perché i valori non si imparano da sé.
Lei crede di poter rappresentare questo tipo di leadership?
TB: Naturalmente, non dirò mai cose in cui non credo. Arriva sempre in politica il tempo in cui ci si deve provare per verificare se si è capaci o no. In fondo, potrò sempre cambiare mestiere. Non ho per nulla l'ossessione della politica ed ho inoltre sempre pensato che non ha alcun senso fare politica se non la si fa per apportare cambiamenti duraturi. In effetti, non amo i giochi della politica. Anzi, per alcuni di essi nutro un autentico fastidio. Faccio politica perché attraverso di essa si compiono scelte decisive per le cose in cui credo. Ma rispetto all'affarismo della politica, per quanto bravo io sia, non ho molto tempo da dedicarvi.

Per approfondimenti:
Critica Sociale intervista Tony Blair







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