Email:
Password:
Non sei ancora iscritto? clicca qui
Iscriviti alla Newsletter:
ABBONAMENTI e RINNOVI  Critica TV Cerca nel sito:
Links   Chi Siamo  
Critica Sociale (anno 2014)
Storia e documenti di trent'anni (1980-2013)
Le pubblicazioni e i dibattiti
Le radici della democrazia e la Critica di Turati



AMBIENTE (45)
CRITICA SOCIALE (52)
CULTURA POLITICA (372)
DEMOCRAZIA (395)
DIRITTI UMANI (116)
ECONOMIA (254)
ENERGIA (74)
GEOPOLITICA (402)
POLITICHE SOCIALI (77)
SICUREZZA (291)
STORIA (98)
TERRORISMO (62)


Afghanistan (66)
Ahmadinejad (56)
Al-qaeda (29)
America (56)
Berlusconi (56)
Blair (61)
Brown (83)
Bush (131)
Cameron (31)
Casa Bianca (20)
Cina (141)
Clinton (71)
Comunismo (18)
Craxi (34)
Cremlino (33)
Crisi (88)
Egitto (19)
Elezioni (26)
Euro (24)
Europa (242)
Fed (16)
Francia (58)
Frattini (16)
G8 (17)
Gas (19)
Gaza (30)
Gazprom (24)
Georgia (40)
Germania (36)
Gran Bretagna (47)
Guerra Fredda (23)
Hamas (56)
Hezbollah (38)
India (42)
Iran (166)
Iraq (52)
Israele (148)
Italia (110)
Labour (58)
Libano (37)
Libia (21)
Mccain (84)
Medio Oriente (82)
Mediterraneo (19)
Medvedev (49)
Merkel (35)
Miliband (24)
Mosca (31)
Napolitano (16)
Nato (61)
Netanyahu (26)
Nucleare (53)
Obama (240)
Occidente (60)
Olmert (18)
Onu (43)
Pace (20)
Pakistan (34)
Palestina (23)
Palestinesi (31)
Pci (22)
Pd (26)
Pdl (16)
Pechino (27)
Petrolio (35)
Psi (19)
Putin (109)
Recessione (32)
Repubblicano (16)
Rubriche (53)
Russia (179)
Sarkozy (130)
Sinistra (24)
Siria (49)
Socialismo (40)
Stati Uniti (189)
Stato (23)
Teheran (20)
Tory (22)
Tremonti (30)
Turati (24)
Turchia (30)
Ucraina (25)
Ue (81)
Unione Europea (37)
Usa (228)
Welfare (16)

   
Home Page  >>  Editoriale
 
 


ENERGIA, ARMA RUSSA GEOPOLITICA

Uno studio dell'ISPI sulle relazioni tra Unione Europea e Russia (autrice Serena Giusti), mette in evidenza come la dipendenza energetica da Mosca delle capitali europee sia destinata a crescere. Di qui le tensioni più aspre tra la UE e la Russia, acuite dall'attesa delle prossime elezioni presidenziali del 2008 al Cremlino

Data: 0000-00-00

Finora il grande al-largamento della Unione Europea (Ue) del 2004 è stato valutato so-prattutto in termini economici e di impatto sul sistema istitu-zionale europeo, in una pro-spettiva di “capacità di assor-bimento” in considerazione delle prossime adesioni1. Per quanto riguarda invece le im-plicazioni di politica estera, era atteso un rafforzamento della Ostpolitik europea come risultato della pressione degli otto paesi dell'Europa centroorientale (Ceec) a sostegno della stabilizzazione del vici-nato. Infatti una delle argo-mentazioni maggiormente uti-lizzate dai Ceec a favore della loro inclusione era stata pro-prio quella di fungere da ponte fra l'Ue e l'Est Europa, Russia compresa. Sulla base della lo-ro esperienza di transizione dal comunismo, i Ceec avreb-bero potuto mettere le cono-scenze acquisite sulla demo-cratizzazione e la liberalizza-zione economica a disposizio-ne dei vicini desiderosi di cambiamento e integrazione nella comunità euro-atlantica2. Se vi erano dei timori, essi ri-guardavano il loro accentuato filo-americanismo – soprattut-to della Polonia per la quale comune era diventata la meta-fora del cavallo di Troia ame-ricano in Europa – che avreb-be potuto causare ulteriori divisioni in Europa e indebolire l'Ue come potenza politica. E, sempre nel caso della Polonia, destava qualche preoccupa-zione l'aspirazione del paese a usare la relazione speciale con Washington per accrescere la propria influenza e affermarsi come attore strategico regiona-le3. Non ci si attendeva invece che l'allargamento a est dell'Ue potesse guastare le re-lazioni fra Bruxelles e Mosca proprio per l'azione ostativa di Varsavia. Lo sviluppo delle relazioni Ue-Russia Nella seconda metà degli anni Ottanta l'avvicinamento tra l'Urss e l'Ue fu accompagnato da entrambe le parti dall'idea, per la verità vaga, di dar vita nel lungo periodo a una “casa comune europea”4. Nella real-tà però la prospettiva della membership offerta dalla Ue agli ex-paesi satelliti dell'Urss e la loro adesione alla Nato vanificò il progetto di un'Europa dall'Atlantico agli Urali e suscitò risentimento a Mosca. Nei primi anni Novanta le relazioni fra la Russia e l'Ue furono portate nell'alveo degli accordi che normalmente l'Ue stabilisce con i paesi ter-zi. Nel 1993, quando iniziaro-no i negoziati per l'Accordo di partenariato e cooperazione (Apc)  l'accordo fu poi fir-mato dal presidente Yeltsin il 24 giugno 1994 e fu seguito da un processo di ratifica che si protrasse per ben tre anni – la Russia si trovava in una pro-fonda crisi economica e la Ue le offrì sostegno economico, anche come strumento di in-centivazione alla democratiz-zazione e al progressivo ade-guamento all'acquis commu-nautaire. L'Ue ricalcava con la Russia l'approccio utilizzato negli accordi di associazione che erano stati appena conclu-si con i Ceec (1993). L'Apc stipulato con la Russia preve-de infatti che il paese si adegui progressivamente alla legisla-zione europea per conseguire una maggiore integrazione ed eventualmente giungere alla creazione di un'area di libero scambio. L'accordo stabilisce anche un dialogo politico re-golare e prevede forme di co-operazione e consultazione bi-laterali. La Russia accettò poi di estenderlo dal 2004 ai dieci nuovi stati membri. L'Apc ha durata decennale e si dovrebbe estinguere nel dicembre 2007, ma potrà essere esteso auto-maticamente a meno che le parti non decidano di recedere. Le circostanze in cui il trattato fu stipulato sono radicalmente mutate: da una parte l'Ue ha acquisito, anche in forza dell'allargamento del 2004, un maggiore rilievo internaziona-le e ha necessariamente spo-stato verso est i propri interes-si strategici, dall'altra la Rus-sia è di nuovo una potenza in ascesa grazie a una crescita economica sostenuta (+6,6% nel 2006) e all'uso strategico delle risorse energetiche. Es-sendo cambiati i rapporti di forza, diverse sono ovviamen-te anche le reciproche perce-zioni e aspettative. L'Ue è de-siderosa di ampliare la cooperazione con la Russia, soprat-tutto nel settore energetico. L'obiettivo primario dell'Ue è infatti che la Russia aderisca ai principi dell'Energy Charter Treaty5. Allo stesso tempo, Bruxelles si allinea sulle posi-zioni della comunità interna-zionale critiche, nei confronti della involuzione politica (ac-centramento del potere, nomina da parte di Putin dei gover-natori regionali, accresciuto controllo sulla stampa e sui media) in atto in Russia. La Russia invece teme, oltre alla perdita di influenza sulle ex-repubbliche sovietiche, una sorta di accerchiamento dovu-to al progressivo estendersi sia dell'Ue che della Nato (al summit Nato del 28-29 novembre 2006 i partecipanti hanno dichiarato il loro soste-gno alla membership di Geor-gia e Ucraina anche se non c'è stato alcun impegno formale in tal senso6). Inoltre, la Rus

sia desidererebbe che la Ue le riservasse lo stesso trattamento da pari che le riconosce la Na-to con l'istituzione del Nato-Russia Permanent Joint Coun-cil. Del resto la Russia non a-spirando alla membership, né partecipando alla Politica eu-ropea di vicinato (Pev), non può essere sottoposta alla con-dizionalità esercitata dalla Ue nei confronti dei candidati. La Russia ha anche meno bisogno dell'Europa avendo ormai ot-tenuto il via libera da Washin-gton (novembre 2006) per l'ammissione all'Organizza-zione mondiale del commercio (Omc)7. Inoltre, la Russia sta diversificando i propri interlo-cutori politici e partner com-merciali. Dal punto di vista economico, la Russia si consi-dera ormai tra i paesi ad alto potenziale di crescita come Cina, India, Brasile (i cosid-detti Bric), con cui ha stipulato diversi accordi8. La Russia tendenzialmente preferisce partecipare a organizzazioni con un basso livello di istitu-zionalizzazione e formalizza-zione dove le sia consentito di soddisfare le aspirazioni di “grande potenza”. Ma soprat-tutto la Russia non tollera in-gerenze nella propria politica interna. Questa differenza di aspettati-ve e obiettivi si è manifestata in occasione del summit Ue-Russia di Helsinki (24 novem-bre 2006) quando era in agen-da la rinegoziazione dell'Apc. La Ue avrebbe voluto che la nuova versione dell'Apc in-corporasse alcuni principi fon-damentali sul mercato energe-tico previsti dall'Energy Char-ter Treaty (notoriamente, aper-tura delle pipelines per il tra-sporto di gas e petrolio, mutuo accesso ai mercati dell'ener-gia, tutela degli investimenti). A queste misure, che porreb-bero fine al monopolio di Ga-zprom che sfrutta la propria posizione per acquistare gas a basso costo da altri paesi9 e rivenderlo a prezzi molto più alti in Europa, Mosca si è op-posta. Anzi la strategia di Ga-zprom è quella di acquisire al-tre pipelines all'estero per controllare, oltre alla produ-zione, anche la distribuzione del gas. La Belarus è stata una vittima di questa strategia. Ga-zprom, dopo aver minacciato di portare a 200 dollari per mille metri cubi il prezzo del gas, lo ha poi fissato a 100 dollari, raddoppiando il prezzo accordato per anni (46,7 dolla-ri) al paese, sempre più basso tuttavia del prezzo medio ri-servato ai paesi Ue (pari a 264,3 dollari). Inoltre Beltran-sgaz, la società che gestisce i gasdotti bielorussi, dalle cui forniture dipendono anche Germania, Polonia, e Lituania, dovrà cedere a Gazprom il 50% del controllo della rete di distribuzione nel paese. La posizione polacca e la reazione russa Ufficialmente però la mancata conclusione di un nuovo Apc è stata imputata all'intransi-genza della Polonia che chie-deva che la Russia rimuovesse il veto imposto ormai da un anno alle sue esportazioni di carne per motivazioni igieni-co-sanitarie10. Il Primo mini-stro polacco, Jeroslaw Kac-zynski, ha affermato che l'Ue dovrebbe imporre a sua volta sanzioni alla Russia affinché il veto venga rimosso. La situa-zione della Polonia necessita di una soluzione europea per-ché, a causa della dipendenza quasi totale dalla Russia per l'approvvigionamento energe-tico, il paese è negozialmente troppo debole. La Polonia ac-cusa invece l'Ue di trattarla da membro di seconda classe dal momento che a livello europeo non è stata concordata una po-sizione forte e compatta per difenderla11. La divisione eu-ropea è emersa anche al verti-ce Nato di novembre 2006, quando Putin ha dovuto decli-nare l'invito di Chirac a parte-cipare a una cena per festeg-giare il proprio compleanno al termine del summit, a causa dell'opposizione del presiden-te estone Vike-Freiberga12. La Polonia ha usato il summit Ue-Russia in maniera tattica e realistica per salvaguardare i propri interessi. Il veto polac-co non è dunque irragionevole perché conseguente a una de-bolezza europea e in sintonia della politica estera europea in cui prevale la regola dell'inter-governativismo. Per capire l'atteggiamento polacco è ne-cessario anche riflettere sui timori diffusi nel paese che la presidenza tedesca possa con-cludere un accordo vantaggio-so per la Russia trascurando gli interessi di uno stato mem-bro. La Polonia, in particolare, teme la realizzazione del pro-getto che prevede la costru-zione di un gasdotto dalla Russia alla Germania attraver-so il mar Baltico, lasciando fuori la Polonia13. Certo anche i fattori storici e psicologici giocano un ruolo, se la Polonia nutre anche qualche sospetto sulla ricostituzione di una in-tesa tripartita fra Russia, Fran-cia e Germania. Il rafforza-mento delle relazioni tra i tre paesi risale all'inizio della guerra in Iraq quando comune fu la condanna dell'intervento americano14. La Russia privi-legia peraltro rapporti bilatera-li, costruiti spesso attraverso relazioni personali (come l'amicizia di Putin con Chirac, Schröder, Berlusconi), un ap-proccio sicuramente meno “pericoloso” rispetto all'inte-razione con organizzazioni in-ternazionali, sensibili alla que-stione della democrazia e dei diritti umani. La reazione della Russia è sta-ta altrettanto decisa: dopo aver accusato la Polonia di voler “europeizzare” una questione di carattere bilaterale, rimar-candone implicitamente la de-bolezza, ha minacciato di e-stendere il veto anche ai pro-dotti provenienti da Bulgaria e Romania, che dal gennaio 2007 sono membri dell'Ue, adducendo come motivazione il pericolo di peste suina. Alla fine, per Putin l'intransigenza polacca è stata politicamente vantaggiosa, fornendo una giustificazione plausibile alla sua riluttanza ad accettare al-cune parti dell'Apc proposte da Bruxelles. Il veto polacco ha semmai aperto una crisi nell'Ue e ne ha evidenziato ancora una volta gli impedi-menti strutturali a una efficace politica estera. La Russia ap-profittando di questa situazio-ne ha cercato addirittura di concludere separatamente ne-goziati con alcuni stati mem-bri, come la Germania e l'Irlanda, per assicurarsi l'approvvigionamento di carne e paventando il divieto con gli altri. La tattica divisoria messa a punto da Mosca non ha però funzionato grazie a una rispo-sta, questa volta decisa, della Commissione che ha ribadito che l'esportazione di prodotti animali è di competenza e-sclusiva dell'Ue. Dopo ulteriori negoziati fra Bruxelles e Mosca si è giunti a un memorandum (19 dicembre 2006) che esclude il divieto di im-portazioni dalla Ue ma con-templerebbe invece la possibilità per la Russia di importare solo prodotti provenienti da particolari aree della Bulgaria e della Romania. Il divieto di importare è dunque un altro strumento, insieme alla politica energetica, che la Russia sta utilizzando per mostrare la sua potenza e accrescere la sua influenza sui paesi vicini. I limi-ti posti alle importazioni possono avere infatti per alcuni di questi paesi un effetto molto grave 15. Perché sono necessarie buone relazioni fra Ue e Russia Se sul piano politico le relazioni Ue-Russia sembrano tese, sul piano economico si registra una crescente integrazione economica. Il commercio è aumentato di più del 70% negli ultimi cinque anni ed è arrivato a 163 miliardi di euro nel 2005. Il 60% delle esportazioni russe sono con l'Ue, con un surplus di 50 mi-liardi di euro. Il 44% delle im-portazioni di gas dell'Ue provengono dalla Russia (il 25% del consumo totale) che è an-che il più grande fornitore di petrolio coprendo il 30% delle importazioni totali (27% del consumo totale). Queste quote sono destinate a salire dato il declino delle riserve del mare del Nord. Secondo previsioni della Commissione, la Ue importerà più del 70% del suo fabbisogno energetico dalla Russia entro il 2030 16. La Russia, rispetto alla Ue, ha il vantaggio di poter diversificare la destinazione delle proprie esportazioni in considerazione del fabbisogno crescente, per esempio, della Cina con cui Mosca intrattiene buoni rapporti. Fra gli obiettivi della Russia c'è proprio quello di incrementare la quantità di petrolio e gas venduta all'Asia passando dall'attuale 3% al 30% entro il 2020. Almeno nel breve-medio periodo la Ue si trova in una posizione di debolezza rispetto alla Russia. Del potere che la Russia può esercitare grazie all'energia ha già fatto espe-rienza l'Ucraina quando la Russia nel 2005 le tagliò i rifornimenti e, ancor di più, la Belarus che, dopo l'aumento delle tariffe del gas e la cessione di parte di Beltransgaz a Gazprom, si è vista interrom-pere le forniture di petrolio come forma di protesta contro la tassa che aveva posto sul passaggio del petrolio di pro-venienza russa che attraversa il suo territorio prima di raggiungere i clienti europei. La decisione di Minsk era stata presa in risposta all'intro-duzione da parte di Mosca di una nuova tassa sul greggio esportato in Belarus 17. L'Ue deve ricercare un'intesa con la Russia non solo per ragioni inerenti l'approvvigio-namento energetico ma anche per motivi di sicurezza più ge-nerali. È fondamentale per l'Ue che la Russia sia capace di continuare a modernizzarsi fronteggiando allo stesso tem-po le sfide interne come quella di un crescente divario sociale, di una decelerazione della cre-scita economica una volta che i prezzi delle risorse energetiche diminuiscano e dei conflit-ti interni come quello in Cece-nia. La Russia è anche un po-tenziale incubatore di instabilità, incluso l'estremismo islamico 18. La Ue ha inoltre bisogno del sostegno della Russia per ri-solvere questioni potenzial-mente destabilizzanti per l'Europa intera – lo status finale del Kosovo, la questione della Transdnistria e di Kali-ningrad, il secessionismo della Ossetia del Sud – e per lo sce-nario extra-europeo – la que-stione del nucleare iraniano e tutta la crisi medio-orientale. Ma anche per stabilizzare pae-si ancora democraticamente deficitari, a partire dalla Belarus. Ciò non sarà facile visto che Mosca mette in relazione la risoluzione dello status del Kosovo alla questione dell'indipendenza di regioni come la Abkhazia, l'Ossetia del Sud e la Transdnistria 19. La strategia della Russia è quella di rifiutare negoziati su singole questioni e di creare package-deals che le consen-tano di raggiungere più obiet-tivi contemporaneamente, accrescendo il proprio potere negoziale. Le aspirazioni della Russia a giocare un ruolo re-gionale, se non imperiale, dipendono dalla esperienza di una repentina perdita di potere in un momento di particolare fragilità, dalla concomitante accelerazione dell'occidenta-lizzazione in paesi come la Moldova, l'Ucraina con la rivoluzione arancione, e la Georgia con quella delle rose, oltre che dalle aspirazioni di ex repubbliche sovietiche come il Kazakhstan a giocare un ruolo regionale rilevante. Gli strumenti della Pev non hanno consentito alla Ue di avere un impatto determinate per la risoluzione di questioni cruciali né di acquisire l'influenza necessaria per po-ter promuovere la democratiz-zazione come avvenuto per l'Europa centro-orientale. Non solo: l'Ue dovrebbe rivedere la Pev in chiave russa. I vicini orientali della Pev subiscono l'influenza russa, oltre che per la loro dipendenza energetica, per il peso economico che le multinazionali russe stanno acquisendo rapidamente nell'area. In Ucraina, per e-sempio, l'industria petrolifera è nelle mani di quattro società russe mentre la compagnia privata russa Mts controlla almeno il 90% del mercato della telefonia mobile e detie-ne posizioni di primo piano anche in Kazakhstan, Uzbeki-stan e Belarus. In Armenia Rusal ha ristrutturato, con un investimento di circa 100 mi-lioni di dollari, la ormai deca-dente Armental per la produ-zione dell'alluminio ed introdotto nuovi standard per la protezione ambientale e dei lavoratori. La Ue deve costruire buoni rapporti con la Russia anche perché il desiderio di potenza del paese non sembra un fenomeno effimero, legato alla figura di Putin, ma fondato su una nuova struttura ideologica. Putin sta sviluppando il con-cetto di “democrazia sovrana”20 come base per rafforzare e rimotivare l'identità nazionale. Il termine sovranità si rife-risce al principio di non inter-ferenza nella vita dello stato da parte di terzi ma soprattutto da parte dell'occidente come, secondo i russi, avviene in U-craina o Georgia. Il concetto di democrazia è relativo per-ché rispondente a situazioni nazionali peculiari: come af-ferma il ministro della Difesa Ivanov, “se c'è una democra-zia occidentale ci può essere anche una democrazia orienta-le”21. Nella versione del Cremlino la democrazia deve innanzi tutto garantire indi-pendenza economica, fornire forza militare e identità cultu-rale. Alla guida della stato tro-viamo una “nationally-minded élite”; la democrazia non ri-siede infatti nel demos o nei voti ma nella ragione incarnata nel consenso intorno alla élite nazionale. L'elaborazione di questo concetto di democrazia risente della nostalgia per la forza ideologica sovietica. Allo stesso tempo, Putin tiene a sottolineare che la democrazia sovrana non costituisce una rottura con la tradizione euro-pea ma semmai traduce l'aspirazione russa a diventare “l'altra Europa”, un'alterna-tiva “ideologica” alla Ue. Na-turalmente questa nozione di democrazia è funzionale alla legittimazione di pratiche non democratiche sia all'interno del paese che verso l'esterno. La peculiarità della “democra-zia orientale” offrirebbe anche a Mosca l'opportunità di e-sportare il suo modello di de-mocrazia ai paesi ex-satelliti in quanto più adatto di quello occidentale, sia per motivi culturali che storici22. Il concetto di democrazia sovrana è vei-colato e diffuso attraverso un proliferare di organizzazioni e Ong sostenute da Mosca. Ironicamente, la Russia per dif-fondere la sua nuova ideologia utilizza quegli stessi strumenti con cui l'occidente promuove la democratizzazione. Aspettando il 2008 Aspettando il 2008, l'anno delle elezioni presidenziali in Russia che decideranno il successore di Putin, la Ue dovrebbe giungere a un strategia comune “minima” per rimuovere i motivi di conflitto e stabilire relazioni proficue con il paese. La messa a punto di questa strategia interlocutoria dovrebbe partire dagli aspetti positivi che segnano il rappor-to Ue-Russia. L'Ue ha dato il proprio assenso all'entrata della Russia nell'Omc e ha trovato un'intesa con la controparte al fine di facilitare il movi-mento di persone e merci fra Kaliningrad e la Russia. Ancora più recentemente, è stato finalmente raggiunto un ac-cordo per l'abolizione di circa 300 milioni di euro di diritti di sorvolo sulla Siberia che le li-nee aeree europee dovevano pagare annualmente. Fra la Commissione europea e il governo russo sono attivi quaranta gruppi di dialogo bilaterale su temi specifici. Questa “socializzazione” induce a una graduale “europeizzazione”, intesa come progressiva familiarizzazione con istituzioni, persone e pratiche. La reciproca conoscenza può aiutare anche a dissipare sospetti e paure. Se la Russia è insofferente ri-spetto a schemi negoziali e contrattuali rigidi, e non aspira a un approfondimento “formalizzato” delle relazioni con la Ue, sembra auspicabile puntare, almeno fino al 2008, a forme che siano più flessibili e meno costringenti. Il programma delle cosiddette road maps per la creazione di quattro spazi comuni (economia, libertà, sicurezza e giustizia; cooperazione nella sicurezza esterna; ricerca, istruzione e cultura), su cui nel 2005 era stato raggiunto un accordo fra le parti, potrebbe offrire l'opportunità per intensificare il dialogo. Anche se pochi sono i progetti concreti previsti, sono state incluse misure per facilitare il commercio e gli investimenti e aiutare la Rus-sia a convergere su norme regolatorie e standard dell'Ue. La convergenza dovrebbe applicarsi, per esempio, al settore delle telecomunicazioni, a quello automobilistico e dei farmaceutici; la best practice dell'Ue dovrebbe costituire un modello di riferimento per gli appalti pubblici; mentre muovendo dalla esperienza euro-pea, dovrebbe essere avviato un dialogo sui diritti della proprietà intellettuale; l'armonizzazione della legislazione sulla concorrenza dovrebbe intensificarsi, ecc23. La Russia, rispetto alle road maps, non ha posto resistenza alla “euro-peizzazione” a patto che que-sta si attui appunto attraverso la convergenza, il dialogo, l'armonizzazione e la best practice. Anzi la Russia è in-cline alla europeizzazione nella misura in cui faciliti il passaggio del paese alla modernizzazione e al buon gover-no24. Anche dal punto di vista degli stati membri, un'intesa sulle tematiche toccate dalle road maps non dovrebbe implicare un processo decisionale troppo conflittuale. Finora, la tradizionale mancanza di compattezza nella politica estera e di sicurezza comune, insieme al-la incapacità di visione e di previsione politica, hanno impedito alla Ue di giungere a una strategia convincente nei confronti della Russia. Inoltre, tenendo conto delle vicende storiche e politiche del paese, ma anche dei retaggi della guerra fredda che an-cora condizionano in alcuni paesi l'analisi delle vicende internazionali, sarebbe auspicabile approfondire la cooperazione su temi neutrali. Le rivendicazioni di Varsavia sono comprensibili ma avrebbero dovuto essere recepite ed elaborate da Bruxelles prima di arrivare al negoziato vero e proprio e semmai inserite nell'ambito di un pacchetto negoziale più ampio e non ri-gidamente determinato dalla agenda Acp. Non meno cruciale del tema energetico è la questione della democrazia. Se l'Ue non ha alcuna possibilità di esercitare anche una limitata condizionalità sulla Russia, quali altre strade sono perseguibili per incoraggiare la Russia verso la democrazia e la liberalizzazione? Inoltre, con il mandato di Putin e della Duma in scadenza, per la Ue sarà ancora più difficile trovare interlocutori e spazi di azione. Prima di tutto si dovrebbe riflettere sulla possibilità di incentivare, durante questa fase transitoria, una democratizzazione per così dire a posteriori, ossia un processo che si innesca come conseguenza di “esposizione” ad altri modelli ed esperienze politiche e loro assorbimento graduale, e non come imposizione esterna. Per essere effi-cace, l'opzione della democratizzazione a posteriori deve essere attuata congiuntamente con altre organizzazioni come la Nato, l'Omc, l'Osce, con l'ausilio anche di attori non statali, e fondarsi su strumenti e metodi quanto meno formali e vincolanti possibili. La “socializzazione”, strumento soft e flessibile che lascia la possibilità di “trasformarsi” nei tempi e nei modi più consoni a ciascun paese, sembra il più adatto alla Russia in questo momento di passaggio. A tal proposito potremmo citare alcuni esempi positivi come l'adozione della politica della protezione dei consumatori frutto di un progetto finanziato dall'Ue che ha permesso a e-sperti provenienti dai paesi dell'Europa occidentale e orientale di incontrarsi e discu-tere in un ambiente non politicizzato. Per l'adozione della legge federale per la protezio-ne della concorrenza è stato invece spontaneamente segui-to il modello predominante nell'Ue 25. Ancora, all'interno del Consiglio Permanente del partenariato le parti si sono impegnate a migliorare l'efficienza energetica e a promuo-vere il risparmio energetico anche attraverso il confronto della legislazione e dei rego-lamenti sul tema 26.

PER SAPERNE DI PIU' L'ISPES CONSIGLIA:

     

    road maps

    Sull':
    √ http://www.encharter.org/upload/9/120520674515751158192049714743532131935190860213f2543v3.pdf Institute for Energy Policy

      NOTE 1 La Commissione stessa ha pro-dotto uno studio sugli effetti eco-nomici dell'allargamento, Enlar-gement, Two Years After: An E-conomic Evaluation, maggio 2006, http://ec.europa.eu/eco-nomy_finance/publications/occa-sional_pa pers/2006/ocp24en.pdf. Sulla capacità di assorbimento si veda S. GIUSTI, Limiti e limes della politica europea di allar-gamento, «ISPI Policy Brief», n. 43, novembre 2006, http://www.ispionline.it/it/documents/pb_43_2006.pdf. 2 Questa vocazione è emersa in maniera chiara in occasione della crisi ucraina quando le diploma-zie di Polonia e Lituania sono in-tervenute contribuendo, insieme agli Stati Uniti, a internazionaliz-zare una delicata questione di po-litica interna. Dal punto di vista prescrittivo si veda ad esempio il lavoro di J. ĆWIEK-KARPOWICZ – P.M. KACZYŃSKI, Assisting Negotia-ted Transition to Democracy, In-stitute of Public Affairs – Euro-pean Programme, Varsavia, 2006.3 Su queste tematiche si veda S. GIUSTI, Le relazioni transatlan-tiche: la prospettiva dell'Europa centro-orientale in V.E. PARSI et al. (a cura di), Esiste ancora la Comunità Transatlantica? Euro-pa e Stati Uniti tra crisi e disten-sione, Milano, 2006, pp. 197-231. 4 Come è noto, l'espressione fu usata per la prima volta dal Presi-dente russo Mikhail Gorbachev durante una visita in Cecoslovac-chia nell'aprile del 1987. Per un approfondimento, M. SVEC, The Prague Spring: 20 Years Later, in «Foreign Affairs», 66, 1988, 5, pp. 980-1001. 5 L'Energy Charter Treaty, fir-mato nel 1994 da 51 paesi com-presa la Russia, regola il com-mercio e gli investimenti nel set-tore energetico. La Russia non lo ha mai ratificato perché ciò a-vrebbe comportato la libertà di transito lungo le sue pipelines e reti di distribuzione ponendo dunque fine al monopolio di Ga-zprom, la compagnia del gas con-trollata dallo stato. Su l'Energy Charter Treaty si veda M. VAC-CANI – A. VILLAFRANCA, La politica energetica comune: il paradosso europeo, «ISPI Policy Brief» n. 40, ottobre 2006, http://www.ispionline.it/it/documents/pb_40_2006.pdf. 6 Il Presidente polacco Lech Kac-zynski ha enfatizzato che le riserve sulla prossima ammissione di U-craina e Georgia dipendono dal ti-more di offendere la Russia. Koko-shin, a capo del comitato della Duma sulle relazioni con la Comu-nità degli stati indipendenti, ha af-fermato che un'ulteriore espansione a est dell'Alleanza complicherebbe le relazioni fra Nato e Russia (In-terfax, 29 novembre 2006). 7 La Russia però deve ancora tro-vare un accordo con Moldova e Georgia in vista dell'adesione all'Omc. 8 Sulle potenzialità dei Bric vedi Goldman Sachs, http://www. gol-dmansachs.com/insight/research/ re ports/report32.html. 9 E' il caso del Turkmenistan, che non avendo le infrastrutture per trasportare al di fuori del ter-ritorio nazionale il gas, è costretto a venderlo a basso costo a Ga-zprom che ne acquista 50 miliardi di metri cubi all'anno, circa un terzo del gas che la Russia espor-ta verso la Ue. 10 Le esportazioni di carne dalla Polonia alla Russia erano di 40,2 milioni di euro nel 2004, l'anno precedente al divieto, e 88 milio-ni nel 2003 prima che la Polonia aderisse alla Ue. 11 La Polonia ha chiesto per e-sempio un “meccanismo perma-nente di veto” che consentirebbe a ciascuno dei venticinque stati membri di chiedere unilateral-mente la sospensione dei nego-ziati a ogni stadio senza passare attraverso una complessa proce-dura giuridica controllata dalla Commissione. 12 A. BONANNI, Putin a Riga convitato di pietra, in «La Re-pubblica», 29 novembre 2006. 13 Il gasdotto lungo 1.200 km par-tendo dalla città di Babayevo nel nord della Russia raggiungerà la costa a Vyborg e da qui prosegui-rà sottomarino, attraversando il mar Baltico, per arrivare alla città di Greifswald nel nord est della Germania. Ed è proprio l'ex can-celliere Schröder a guidare il con-sorzio che dovrà realizzare il ga-sdotto. 14 Sul triangolo Francia-Germania-Russia si veda DEUTSCHE-AUSSENPOLITIK, The New Neighbourhood Policy of the EU – Perspectives from the European Commission, France, Germany, Poland, Ukraine and Moldova, in «Foreign Policy in Dialogue», 6, 2006, 19, pp. 23-24, http://www.deutsche-aussen politik.de/newsletter/issue19.pdf. Sul triangolo come modo per rie-quilibrare le relazioni Europa-Stati Uniti e per favorire il multi-lateralismo si veda H. DE GROSSOUVRE, Parigi, Berlino, Mosca, Geopolitica dell'indi-pendenza europea, Roma, 2004. 15 Nel caso della Moldova, per esempio, il divieto imposto dalla Russia sulle importazioni di car-ne, frutta e verdura e soprattutto di vino, insieme all'aumento del prezzo del gas, ha avuto un im-patto negativo sul deficit com-merciale che ammonta a circa il 5% del Pil. Il vino costituisce il 30% del valore delle esportazioni e più dell'80% di esportazioni di vino hanno come mercato di sbocco proprio quello russo.16 A. PIELBAGS, EU and Rus-sian Energy Strategies, Mosca, 30 ottobre 2006, Speech/06/653, http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH/ 06/653&format=HTML&aged=0 &lan guage=EN&guiLanguage= en. 17 Loveless Brothers, in «The Economist», January 13th, 2007. 18 Russia Deserves Pity as well as Fear, in «The Economist», De-cember 2nd , 2006.

    29 Sui rischi che corre la Belarus vedi The EU Cannot Avoid the Belarus Question, in «Financial Times», January 10th 2007







obama   ambiente   politiche sociali   mccain   sarkozy   iraq   terrorismo   labour   nucleare   siria   storia   russia   iran   francia   crisi   stati uniti   afghanistan   cultura politica   diritti umani   democrazia   berlusconi   critica sociale   medvedev   ahmadinejad   brown   israele   rubriche   america   putin   sicurezza   economia   europa   ue   clinton   hamas   onu   usa   geopolitica   blair   energia   medio oriente   bush   nato   cina   italia   india   occidente   gran bretagna